Video della presentazione del libro Domenico Vanni di Rodolfo Ridolfi
PRESENTATO A MARRADI IL LIBRO DI RODOLFO RIDOLFI
C’erano fra i relatori il Sindaco
Paolo Bassetti, la Presidente del Centro Studi Mirna Gentilini, il Presidente
del Consiglio Comunale Eugenio Giani, l’onorevole Stefania Fuscagni alla
presentazione al Centro Studi Campana
del nuovo libro di Rodolfo Ridolfi
che sarà anche un ebook: Domenico Vanni Sovversivo per la libertà edizione
Marradifree news prezzo di copertina 15 euro. In sala tra i protagonisti delle
vicende raccontate nel libro anche gli ex sindaci di Brisighella Vincenzo
Galassini e quello di Faenza Giorgio Boscherini e poi il magistrato fiorentino
Giuseppe Buonincontro, il partigiano comunista Giovanni Bellini i famigliari
dei deportati a Mauthausen ed il renitente alla leva della Repubblica sociale
del 1944 Beppino Ridolfi fra gli oltre cento presenti all’evento. La
presentazione è stata l’occasione per celebrare Domenico Vanni classe 1889
scalpellino, pioniere del socialismo toscano, consigliere provinciale di
Firenze nel 1920, antifascista, partigiano, deportato a Mauthausen, vicesindaco
di Marradi nel 1946 socialdemocratico imprenditore a Parigi. Un altro saggio quello di Rodolfo
Ridolfi che partendo dal nonno riscrive
una parte importante della storia politica ed amministrativa di
Marradi fra le due guerre e si spinge fino agli anni 90. 130 pagine, arricchite da immagini, si animano delle testimonianze, spesso sussurrate
all’orecchio, dei terribili accadimenti del passaggio del fronte, dei lutti e
degli atti di eroismo e degli omicidi della guerra civile in una Marradi che fu
teatro di acerrimi scontri fra alleati e nazifascisti. Il primo libro che ci
racconta pagine complete della storia civile ed istituzionale della patria di
Celestino Bianchi, Anacleto Francini e Dino Campana. Nella introduzione l’autore scrive: Dai miei
ricordi, dalle mie convinzioni, dalle emozioni per le vicende della mia terra è
maturata l’idea di questo mio lavoro che, attraverso le vicende di mio nonno,
ripercorre un periodo che dagli inizi del Novecento approda agli anni settanta,
quelli del mio primo comizio, sabato 16 maggio 1970, in Piazza Scalelle a
Marradi in occasione delle elezioni comunali, aggiungendo qualche incursione
autobiografica negli anni ottanta e novanta. Con questi appunti, confortati da
rigorose ricerche documentali, penso di contribuire non solo alla scrittura di
alcune pagine sulle vicende che hanno visto protagonista mio nonno materno,
Domenico Vanni, e molti suoi semplici e qualche volta eroici amici, ma nello
stesso tempo raccontare eventi marradesi del periodo prefascista, della lotta antifascista,
delle deportazioni nel campo di Mauthausen, della guerra civile, della
liberazione della nostra terra dai nazifascisti da parte delle truppe alleate
anglo-americane e del ritorno alla normalità democratica del dopo guerra. Ho
scelto di pubblicare questo libro nel centocinquantesimo anniversario
dell’Unità d’Italia, nel ventesimo anniversario del conferimento della medaglia
d’oro al merito civile al Comune di Marradi, 3 luglio 1991, a quarant’anni
dalla morte di mio nonno e a venti anni di distanza da quando il Consiglio
Comunale, con voti unanimi, il 20 luglio 1991 gli intitolò una via nella
frazione di Biforco. Questo libro vuole essere un omaggio alla tradizione
riformista che a Marradi ha avuto radici profonde ed interpreti straordinari e
fra questi Domenico Vanni. Ho voluto, inoltre, inserire dei riferimenti a
personaggi ed eventi del contesto in cui si collocano temporalmente i fatti
raccontati ed i miei ricordi autobiografici, nell’intento di riprodurre, un
mosaico di scatti fotografici su Marradi che nell’intreccio fra cronaca e
storia avvicina personaggi di cultura e orientamento politico diverso e rende
meglio il sapore d’epoca.
Incontro del PDL provinciale con l’On. Margherita Boniver
A proposito di casta e di costi Super Mario è un super costo
Altro che tagli ai politici Monti costa più del Cav: stipendi per 4,9 milioni
Il governo Berlusconi costava 2,9 milioni. Il “governo snello” di Monti costa il doppio: grazie a una legge firmata da Prodi, lo stipendio dei tecnici è triplo rispetto a quello dei politici
di Andrea Indini - 14 novembre 2011, 16:50
“Taglierò i costi e i privilegi della politica”. Firmato: Mario Monti. La promessa del…
Più salato che gli italiani fossero stati chiamati al voto anticipati. Il tutto grazie a una legge fatta dall’ex premier Romano Prodi. “Il governo tecnico snello costerà 4,8 milioni di stipendi - scrive il vicedirettore di Libero, Franco Bechis, su Twitter - il governo uscente costava 2,9 milioni”. Mica bruscolini. Quasi il doppio. Che in tempi di crisi, non è certo poco.
Basta fare un giro sul sito della Ragioneria territoriale dello Stato per capire che Bechis fa sul serio. L’inghippo è semplice. Con le dimissioni di Silvio Berlusconi tornano a casa 23 ministri, tre viceministri e ben 38 sottosegretari. Numeri da capogiro, certo. Ma i loro stipendi costavano all’erario pubblico tra i 40 e i 50mila euro all’anno per un totale di 2,8 milioni di euro. Monti ha, invece, parlato di un esecutivo snello con solo tecnici (niente politici). Qui snello sta per magro e non per “a buon mercato”. Guai a loro se per una volta si risparmia un nichelino. Macchè! Grazie a una legge del 1997 firmata dal Professor Prodi, i nuovi titolari dei dicasteri - in cambio della mancata indennità parlamentare - metteranno in saccoccia 132mila euro lordi annui. Insomma, come spiega lo stesso Bechis, “il governo tecnico snello costerà 4,8 milioni di stipendi”, mentre “il governo uscente costava 2,9 milioni”. Se questo è l’inizio non siamo certo messi male.
A questo “spreco” va ad aggiungersi, come denunciato nei giorni scorsi dal Giornale, il lauto stipendio dello stesso SuperMario. Grazie alla scelta di Giorgio Napolitano di nominarlo senatore a vita, Monti “aggiunge 12.005,95 euro lordi di indennità, più 12.680 euro netti di rimborsi, al costo mensile dei senatori italiani. In un anno (12 mensilità) fanno 144mila euro lordi di stipendio, e 152mila di rimborsi: circa 300mila euro l’anno di costo per Monti senatore a vita”. Alla faccia della crisi. Come se non bastasse l’ingresso in politica dell’economista della Bocconi garantirà a 350 parlamentari di prima nomina e ad altri 264 veterani un vitalizio mica da ridere. I primi raggiungeranno la cifra di 2.412 euro al mese al compimento del 65esimo anno di età con un costo aggiuntivo per le casse dello Stato di oltre 172 milioni di euro. Grazie a SuperMario i parlamentari eletti nel 2006 e rinominati due anni dopo, invece, andranno invece in pensione a 60 anni con 4.202 euro al mese. Una spesa di oltre 465 milioni di euro.
Alla faccia dei tagli dei costi della politica, insomma. La dieta firmata da Mario Monti inizia con una grande abbuffata. A questa seguirà, con buona probabilità, una dieta ferrea. Ma quella dovranno farla i cittadini sui quali peseranno la reintroduzione dell’Ici e la patrimoniale
I silenzi sul Nobel che promuove l’Italia
Raccontata da dentro e letta sui nostri giornali, l’Italia appare un disastro, un eterno pericolo.Vista da fuori, da occhi esperti e competenti, sembra assai più solida. Solo questo secondo punto di vista spiega la realtà. Liberi dal provincialismo e da posizioni ideologizzate e preconcette, il premio Nobel per l’economia Paul Krugman e il capo economista di Unicredit Erik Nielsen hanno analizzato lo stato di salute dell’economia italiana e del Regno Unito, facendo riferimento ai debiti aggregati (sovrano più privato), al livello delle rispettive posizioni nette sull’estero e alle politiche di bilancio. Sorpresa, il giudizio è a favore del nostro Paese. In riferimento a questi parametri, l’Italia sta infatti meglio della Gran Bretagna. Se gli italiani non lo sanno, il merito è tutto dell’assordante silenzio dei commentatori e osservatori nazionali.
Sul Financial Times dello scorso 11 ottobre, Erik Nielsen solleva alcuni interessanti interrogativi. Il declassamento dell’Italia, a opera delle agenzie di rating, trova giustificazione nei fondamentali economici proprio quando l’Italia ha fatto manovre di consolidamento fiscale più severe di quelle programmate dagli altri principali Paesi? I mercati operano scelte razionali e giuste dal punto di vista economico quando comprano titoli inglesi con un rendimento dell’1,6%? No, secondo quanto afferma Nielsen. A suo giudizio Gran Bretagna e Italia sono Paesi comparabili in termini di reddito, ricchezza e dimensione; differiscono invece per l’entità del debito pubblico, più alto di circa 40 punti percentuali (in rapporto al Pil) quello del nostro Paese. Tuttavia, il debito privato degli inglesi è significativamente più elevato, così che la posizione debitoria italiana è complessivamente più solida: nel 2009 il debito nazionale lordo (somma del debito pubblico e del debito delle famiglie, delle imprese finanziarie e non) dell’Italia era infatti pari al 337% del PIL e al 531% per la Gran Bretagna. Read the rest of this entry »
L’on. Roberto Rosso sottosegretario all’Agricoltura al Convegno del PDL a Reda-Faenza.
mercoledì 12 ottobre
Si terrà venerdì 21 ottobre 2011 alle ore 18,30 al Cinema Veritas di Reda a Faenza, un convegno voluto dal capogruppo del Pdl al Comune di Faenza Raffaella Ridolfi e dal consigliere regionale dell’Emilia-Romagna Gianguido Bazzoni coordinatore del Pdl. Al convegno relazioneranno Mario Leotti Ghigi presidente degli agronomi di Ravenna, Giuseppe Moriello Presidente Viner Faenza, Fabiano Mazzotti del Gruppo Trasversali, Brian Olier Area Manager Grawing Solution USA, Vincenzo Tini Docente della Facoltà di Agraria di Bologna. Il convegno sarà un’occasione aperta per un confronto sereno ma serrato sull’agricoltura, i suoi problemi, le sue aspettative. Le conclusioni saranno del Sottosegretario di Stato all’Agricoltura On. Roberto Rosso.
Giuseppe Saragat: anniversario della nascita.
Oggi 19 settembre ricorre l’anniversario della nascita di Giuseppe Saragat (1898-1988) ma le città di Ravenna e Faenza, la Provincia e la Regione Emilia Romagna anche quest’anno non hanno promosso e non promuovono alcuna doverosa iniziativa. A Faenza negli anni del “prodismo incipiente” volevano addirittura cancellare Piazza Pietro Nenni figuriamoci se ricordano Saragat che fu Presidente dell’Assemblea Costituente e si dimise quando fondò il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (poi PSDI). Saragat fu più volte ministro e fu Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971. E’ stato soprattutto un intellettuale e un uomo politico che ha illuminato i periodi più difficili della storia italiana con la sua grande tolleranza e con i suoi ideali liberali e socialisti democratici.
La grande attualità del suo pensiero, assunto formalmente anche da coloro che lo avversarono, lo insultarono e lo disprezzarono, ci porta ad affermare che la posizione antisovietica di Saragat fu assai lungimirante e vincente, così come confermato, nell’ultimo decennio del Novecento, dagli stessi avvenimenti storici. Le idee di Saragat moderate e filoatlantiche in contrasto con tutti gli altri partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti d’Europa hanno aperto la strada in Italia all’autonomismo ed al riformismo craxiano. Contro Saragat e poi contro Craxi, si scateneranno le ire e le accuse di tradimento della classe operaia dei comunisti, che oggi in maniera ipocrita e strumentale sono anche disponibili, incoraggiati ad usurparne l’eredità. Questa ricorrenza, fatte salve alcune lodevoli iniziative, continua ad essere accolta, evidentemente per il grande imbarazzo dei comunisti e dei post-comunisti, nel silenzio e nella indifferenza.
I progenitori del PD hanno demonizzato e insultato a lungo Saragat: socialdemocristiano e poi socialfascista e socialtraditore, ed i vecchi ricordano quando i comunisti si presentavano ai suoi comizi con la giacca rivoltata perché sull’unica questione davvero essenziale: America o Russia, libertà o comunismo Saragat era dalla parte dell’America e della libertà. Ritengo che le istituzioni della Romagna saranno migliori quando promuoveranno programmi ed iniziative che partendo dalla commemorazione del grande statista renderanno omaggio alla sua coerenza ed alla sua lungimiranza politica, indicandola e trasmettendola soprattutto alle giovani generazioni, come esempio da cui possano trarre insegnamento.L’alto messaggio umano e politico che Giuseppe Saragat insieme a De Gasperi ed Einaudi ci hanno lasciato, trova il significato culturale e storico più emblematico nel 18 aprile 1948 giorno in cui l’Italia libera e forte, atlantica, occidentale, cristiana ed anticomunista sbarrò la strada al fronte popolare socialcomunista e staliniano.
Oggi la sinistra conservatrice preferisce giustificare e celebrare i tanti cattivi maestri che troppo spesso vengono immotivatamente ricordati, celebrati e promossi invece di essere opportunamente accantonati e rimossi. In Giuseppe Saragat il tema della libertà fu fondamentale. Per questo scelse di lottare per alleare l’Italia alla NATO, all’Occidente libero e all’Europa democratica. La verità è che i comunisti di tutti i tempi sconfitti dalla storia non possono parlare troppo di Saragat perché ha smascherato Togliatti, Longo e Berlinguer e continua a pesare con il suo pensiero e con le sue scelte come un macigno per tutti coloro che solidarizzarono con i carri armati sovietici a Budapest e poi a Praga.
Rodolfo Ridolfi
Ordine Pubblico “Ravenna non è mai stata un isola felice”.
In merito alla situazione dell’ordine pubblico a Ravenna sul quale Matteucci afferma “. Gli episodi di violenza di queste settimane ci dicono che ci troviamo di fronte ad un fenomeno abbastanza inedito per la nostra comunità. Un fenomeno che va stroncato sul nascere. Parallelamente dobbiamo continuare e migliorare gli interventi per combattere il degrado che abbiamo messo in campo già da qualche anno. Le proposte emerse dal Consiglio comunale e dal Comitato per l’ordine pubblico prevedono una serie di azioni locali e di richieste al Governo che riassumo. Azioni locali: rafforzare il controllo delle zone più critiche della città e del forese; svolgere azioni e indagini di polizia che consentano di allontanare le persone che hanno ottenuto a Lampedusa il permesso di soggiorno umanitario per sei mesi e hanno approfittato di quell’emergenza per venire nel nostro Paese a svolgere attività illegali; adeguare e migliorare il sistema di videosorveglianza; una nuova ordinanza antidegrado per l’area della stazione che avrà valore a partire dall’avvio dell’anno scolastico; un maggiore coinvolgimento di tutti i soggetti delle istituzioni, della società civile e quindi anche le rappresentanze dei cittadini immigrati in un progetto per promuovere la legalità e l’integrazione. Al Governo chiediamo invece due cose: un aumento straordinario e temporaneo delle forze dell’ordine sul nostro territorio e di non rinnovare, in maniera generalizzata i permessi per protezione temporanea semestrali prossimi alla scadenza”. Poiché la situazione non è affatto inedita ma di inedita c’è soltanto la presa d’atto degli amministratori di sinistra ripropongo pari pari le riflessioni esplicitata il 15 gennaio 2003 che dopo otto anni sembrano divenute ricevibili anche dagli ex comunisti. “Il crimine e l’illegalità sono la prima emergenza per Ravenna e la sua provincia, ma Regione e amministrazioni locali minimizzano e continuano a non aggredire questo fenomeno: è quanto sostiene Rodolfo Ridolfi “le indagini e classifiche stilate da autorevoli giornali nazionali bocciano Ravenna sul piano della criminalità, collocandola sempre più in basso”. I ricorrenti omicidi colposi, tentati omicidi, attentati intimidatori, rapine, furti, reati connessi alla prostituzione e al traffico di stupefacenti, legati tra l’altro all’intreccio tra criminalità interna ed extracomunitaria, testimoniano la gravità della situazione. La criminalità si diffonde nelle realtà disagiate e dove è più stridente il contrasto tra opulenza e sacche di emarginazione; il malessere sociale è comune a molte città dell’Emilia-Romagna,. Soltanto con adeguate iniziative di prevenzione e repressione, ed un costante presidio del territorio da parte di forze dell’ordine e polizia municipale è possibile contrastare l’illegalità. L’esponente azzurro invita quindi la Giunta (”sempre così sensibile alle classifiche”) ad “abbandonare la superficiale sottovalutazione del fenomeno” e ad attivare - di concerto con le amministrazioni locali e le prefetture, coinvolgendo famiglie e scuole - tutte le iniziative di prevenzione e repressione necessarie, attraverso un adeguato dispiegamento di progetti e risorse.”
Rodolfo Ridolfi
Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere” (Oriana Fallaci).
A dieci anni dall’attacco terroristico alle Twin Towers celebrazioni e foto sui giornali, un’orgia di commemorazioni troppo spesso utilizzate, in passato, per attaccare gli Usa e assolvere i terroristi islamici. Noi preferiamo tenere viva “la rabbia e l’orgoglio”. La rabbia per quelle fiamme che hanno cancellato migliaia di vite innocenti e l’orgoglio per New York, con i suoi improvvisi squarci d’azzurro sul fondo delle sue strade, perché New York siamo noi. Quei morti -sono parenti nostri identificati come crociati, solo perché accettavano la vita occidentale di questa città.
Ho avuto il privilegio di conoscere Oriana Fallaci, toscana purosangue, con la sua forte personalità e i suoi modi spicci, nel corso di una campagna elettorale a Firenze alla fine degli anni ‘70 quando fu candidata al Senato della Repubblica nel collegio di Greve in Chianti, per il PSI e conservo gelosamente una lettera che mi inviò, quando ero Sindaco di Marradi, lettera che accompagnava una copia del suo libro “Insciallah” - 1990, superpremio Bancarella con la preghiera che Oriana mi rivolgeva di ringraziare mio padre che a New York l’aveva aiutata a scrivere correttamente le parti in dialetto di Nicola, romagnolo di Ravenna, il figlio dell’edicolante vicino Galla Placidia. Se ne è andata cinque anni fa mentre i nostri soldati arrivavano di nuovo in Libano come nel 1983, ci ha lasciati mentre era in atto una nuova assurda offensiva degli Islamici contro Benedetto XVI e cioè contro il cristianesimo.
A cinque anni di distanza ci manca sempre più la sua rabbia ed il suo orgoglio, ci manca Oriana che non le manda a dire ma esprime chiaramente la sua opinione politicamente non corretta” da “antifascista” ma non pacifinta che disprezza quanti nel nome “ormai sputtanato” della pace manifestano a senso unico ed usano la violenza per condannare la violenza, che profittano della democrazia per scatenare l’eversione.
Oriana ci manca nel momento in cui “II relativismo rinnega costumi millenari della nostra storia. Si sviliscono così i valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia. Si predica uguale valore di tutte le culture. Si lascia senza guida e senza regola l’integrazione degli immigrati”. Come ha detto Benedetto XVI, “l’Occidente non ama più se stesso”. Per superare questa crisi abbiamo bisogno di più impegno e di più coraggio sui temi della nostra civiltà. Di fronte alle nuove minacce di Al Qaeda nonostante l’uccisione di Bin Laden, gran parte dell’occidente sembra aver perso ogni riferimento all’orgoglio di appartenere ad un mondo libero, molti dopo l’11 settembre del 2001 se la sono presa con Oriana Fallaci piuttosto che con i fondamentalisti. A cinque anni di distanza dalla sua scomparsa vogliamo rendere omaggio all’umanità complicata di Oriana, alla sua figura di donna, giornalista e scrittrice perchè ci sentiamo orfani.
Rodolfo Ridolfi

