IL PDL DI FAENZA CELEBRA IL 25 APRILE
IL PDL DI FAENZA HA RESO OMAGGIO AI CADUTI INGLESI PER LA NOSTRA LIBERAZIONE, UNA TRADIZIONE INIZIATA 18 ANNI FA.
Il PDL di Faenza, unitamente a dirigenti, consiglieri comunali e provinciali e il consigliere regionale Gianguido Bazzoni, hanno fatto visita e deposto una corona e recitato una preghiera stamane al Cimitero dei caduti alleati del cimitero degli Inglesi in via S. Lucia.
Il PDL ha rinnovato così la tradizione che si svolge da 18 anni, iniziata dal fondatore di Forza Italia Rodolfo Ridolfi, di rendere omaggio anche a quella parte di caduti che la retorica della Resistenza, particolarmente intensa nel nostro territorio, tende sempre a mettere in secondo piano privilegiando le commemorazioni per i partigiani rossi, in quanto meno utile agli obiettivi della conservazione del potere da parte del partito di maggioranza della nostra provincia.
Ritorniamo al 18 aprile 1948.
Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l’Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell’est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l’Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l’Italia. Se il 25 aprile del ’45 segnò la fine del nazifascismo per l’opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del ’48 fu la data in cui, con il voto, l’Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l’intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico. Sessanta quattro anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell’Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogans e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l’enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso».
Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un’analisi di mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po’ troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell’evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell’atlantismo, dell’europeismo e dell’Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili. Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un’Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall’utopia marxista-leninista; un’utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l’ennesimo saggio di brutalità nell’Europa dell’est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell’Italia orientale, e l’eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.
Rodolfo Ridolfi
ALFANO NOMINA BRUNETTA COORDINATORE DEI DIPARTIMENTI E DEL PROGRAMMA DEL PDL
Il segretario politico del Pdl, Angelino Alfano, nell’ambito
del processo di rilancio e di riorganizzazione delle attivita’ del Popolo
della Liberta’, ha nominato Renato Brunetta quale coordinatore dei
Dipartimenti e responsabile del programma del partito. Gia’ dalla prossima
settimana inizieranno le prime riunioni di lavoro. Lo rende noto un
comunicato del partito.
CIAO GIOVANNA
LA MORTE DI GIOVANNA E’ UN GRANDE DOLORE UMANO, PRIMA CHE UNA PERDITA POLITICA
Si è spenta questa notte Giovanna Maria Benelli, Consigliere provinciale del Popolo della Libertà e Presidente del Club Argentario di Forza Italia. Un male implacabile ha stroncato la sua grande umanità, tenacia, impegno civile e democratico, che ha profuso fin dalla nascita di Forza Italia e successivamente nel PdL. Di provenienza liberale, come suo padre che era il segretario provinciale del PLI, Giovanna è stata il più grande sostegno politico ed organizzativo prima di Ridolfi, poi di Bazzoni nella gestione e coordinamento provinciale del nostro partito. Conosciuta e stimata da tutti per la forza e la sincerità che metteva nel suo impegno civile e nelle sue tante battaglie, Giovanna era un campione di umanità, tanto da essere chiamata da noi affettuosamente “la zia”.
Mancherà a tutti noi per l’amicizia e l’affetto che le portavamo, ma pensiamo che mancherà soprattutto alla politica ed alla città di Ravenna, cui la sua irrefrenabile passione era sempre rivolta, anche nella malattia e fino all’ultimo. Gianguido Bazzoni Rodolfo Ridolfi
Condoglianze alla figlia e famiglia da parte dell’ex gruppo consigliare FI-PDL della Provincia di Ravenna, Vincenzo Galassini, cesare bedeschi, Oriano Casadio, Raffaella Ridolfi, Francesco Villa,










