Archive for Giugno, 2010

IL VICE SINDACO A ROMA A PROTESTARE CON L’ANCI - IL PARERE DI RENATO BRUNETTA

Il Vice Sindaco Giannantonio Mingozzi rappresenterà il Comune di Ravenna al presidio  promosso  dall’Anci che si svolgerà domani, 23 giugno, a Roma davanti al Senato per chiedere una manovra finanziaria più equa e sostenibile.  Domani infatti la Commissione Bilancio del Senato avvierà la discussione sulla conversione in legge del decreto legge insostenibile” RENATO BRUNETTA:«L’Italia deve ripartire da due riforme bipartisan: la riforma della pubblica amministrazione e il federalismo fiscale. A maggior ragione, proprio perché c’è la crisi, vanno fatte: questa è la grande occasione per riformare il paese. C’è chi ha il cattivo pensiero che proprio la crisi fermerà le riforme: bene fa il ministro dell’Economia Giulio Tremonti a respingere l’assalto alla diligenza con la sua durezza ruvida. Come non dare ragione a Tremonti di fronte a questa irresponsabilità di massa».. «Il settore pubblico è il più protetto dalla concorrenza, gode delle condizioni salariali più dinamiche e ha la più bassa produttività», ha detto: 3,5 milioni di impiegati pubblici, una massa salariale che costa 170 miliardi di euro l’anno e che è cresciuta negli ultimi dieci anni del 47% contro il 25% del settore privato. Brunetta ha menzionato i falsi invalidi, l’assenteismo. E ha parlato di “alleanza perversa” tra lo stato e gli avvocati, i commercialisti, i consulenti, i notai che «vivono dell’inefficienza dello stato e della burocrazia».

BANDA LARGA:IL GOVERNO METTE I SOLDI,LA PROVINCIA CHE FA?

Benelli: per la regione stanziati 146 milioni, se ci decidiamo tardi rischiamo di prendere solo le briciole
“La Provincia si dia da fare o la banda larga resterà un sogno per molti ravennati, faentini e per molti lughesi”. Lo dichiara il consigliere provinciale del Pdl Giovanna Benelli che ha presentato un’interrogazione per chiedere a che punto sia la Provincia con i progetti necessari per accedere alle risorse stanziate dal governo (1.471 milioni per tutto il Paese) per completare la copertura di banda larga in tutta Italia. Un’opportunità che secondo Giovanna Benelli il nostro territorio non deve lasciarsi sfuggire.“Per la Regione Emilia Romagna l’investimento previsto dal governo è di 146.079 milioni di euro – spiega il consigliere provinciale nella sua interrogazione -, Ravenna è nell’elenco delle province che si dichiarano interessate al piano banda larga 2010 come peraltro tutte le altre della nostra regione”.
Benelli chiede dunque alla Provincia di sapere se “Ravenna abbia già firmato la convenzione con Infratel Italia Spa, che è il soggetto attuatore del programma per lo sviluppo della banda larga in tutte le aree sottoutilizzate del paese, o con altro soggetto; quale quota di finanziamento regionale si pensi di chiedere per la nostra provincia per completare la copertura del territorio che attualmente si presenta a macchia di leopardo e penalizza soprattutto la collina, alcune zone del lughese, Villanova di Bagnacavallo, S. Bartolo, S.Michele, Santerno, Mezzano e perfino una parte di Ravenna”.“Vista la difficoltà cronica che i finanziamenti regionali hanno a trovare la via verso la Romagna, – conclude il consigliere – non vorrei che decidendoci troppo tardi ci trovassimo ad avere solo le briciole, laddove i finanziamenti a disposizione sono ingenti e possono permettere a tutto il nostro territorio di avere una copertura di banda larga totale, anche nelle zone più lontane dai centri cittadini”.

CANDIANO, QUALE FUTURO?

Due fronti contrapposti, uno stesso tema: il Candiano e la riqualificazione della Darsena. Da una parte chi non vuole nemmeno pensare l’ipotesi di rinunciare al waterfront, dall’altra chi sostiene che il risanamento delle acque della parte finale del Candiano sarebbe troppo onerosa per la collettività, oltre che di scarsa utilità.
Waterfront costoso e inutile”
Ad appoggiare quest’ultima ipotesi, e fare un proposta alternativa, è Saturno Carnoli attraverso il Google group “Candiano, domani?”, a cui tutti i cittadini interessati possono partecipare per proporre le loro riflessioni. Le prime stime - ancora non ufficiali - parlano di 80-90 milioni di euro necessari per bonificare le acque del Candiano. Se la parte finale del canale - dal cimitero fino alla testa - venisse tombata e trasformata in un grande parco urbano si spenderebbero, secondo i calcoli di Carnoli e del suo gruppo, 22-23 milioni. A questo risparmio si potrebbe aggiungere il fatto che una simile operazione renderebbe inutile il bypass del Candiano. “Si potrebbe realizzare un attraversamento a raso che costerebbe molto meno dei 300 milioni previsti”.
Un grande polmone verde nel cuore di un’area ex industriale, inoltre, conferirebbe molto più valore, secondo Carnoli, agli immobili che sorgeranno nelle adiacenze rispetto a uno specchio d’acqua che ora è fortemente inquinato, ma che anche in futuro, vista la mancanza di un ricambio naturale, dovrebbe subire numerosi interventi per essere mantenuto pulito. Le riqualificazione di water realizzate finora, infatti, hanno riguardato zone con l’affaccio diretto sul mare, non su un canale a 9 km di distanza. E i romantici che sognano di poter raggiungere il mare o la città con la propria imbarcazione non si rendono conto “che non è possibile attraversare un porto industriale quando e come si vuole”.
Viene, poi, l’aspetto ambientale. “In quel fondale ci sono tutti i veleni possibili. Come li sposteranno? La soluzione migliore è inertizzarli sul posto”. Togliendo le acque inquinate ci si troverebbe con un alveo di circa 8 metri di profondità che secondo Carnoli sarebbe un vero “tesoro” dal punto di vista urbanistico. “Scavando appena qualche centinaio di metri si potrebbe realizzare un sottopasso per attraversare la ferrovia. E, poi, potrebbe essere realizzato un parcheggio sotterraneo di grandi dimensioni e a bassissimo costo”.
L’ultimo “strato”, quello più superficiale, andrebbe colmato di terriccio e piantumato per essere trasformato in una grande area verde “a servizio del benessere di tutti i cittadini, con laghetti, piccoli canali, fiori, animali”.
La proposta verrà dibattuta domani sera, nell’incontro pubblico organizzato nell’aula magna del Liceo artistico Nervi, alle 20.30.
“Il waterfront è una ricchezza
Sul fronte opposto c’è il Consorzio Nuova Darsena, che, ospite dello stand dell’Autorità portuale, proprio ieri ha presentato, all’Eire di Milano, un piano di riqualificazione che trae gran parte del suo valore proprio dall’affaccio diretto sull’acqua. “Si tratta di un’opportunità unica - spiega il Consorzio - per la riqualificazione del territorio ravennate all’interno di un ambizioso progetto di sviluppo urbano che intende perseguire l’obiettivo di trasformare Ravenna in Capitale della Cultura, dell’Arte, del Turismo e della Nautica da diporto”. Costituitosi nel 2004 sotto l’impulso di Confindustria Ravenna, il Consorzio  Nuova Darsena oggi raccoglie oltre l’80% dei proprietari delle aree ex produttive presenti nell’area. “Le aree di waterfront urbano, data la loro vicinanza al centro storico e al legame con l’acqua che collega la città di Ravenna al mare Adriatico, possiedono una straordinaria potenzialità, non solo in termini di valore economico e immobiliare, ma anche rispetto alla vivibilità e alla qualità della vita urbana. Inserita in un contesto non più periferico, ma non ancora  propriamente urbano, la Darsena può dare risposte alla rinnovata attenzione verso l’elemento naturale, alla crescente sensibilità verso l’ambiente e allo sviluppo di attività legate al tempo libero ed alla cultura”. “Da oltre trent’anni - ricorda il Consorzio -, a partire dal Nord America e poi in tutta Europa, la riqualificazione del fronte acqueo delle città ha permesso, oltre al ripristino della relazione con l’acqua, anche la definizione di una nuova identità della città stessa. Su questa linea Ravenna, grazie alla sua candidatura a Città Capitale della Cultura Europea 2019 potrà consolidare così il suo ruolo di richiamo internazionale.  Il distretto Nuova Darsena, adiacente al Centro Storico, con i suoi 700.000 mq di superficie, un bacino d’acqua di 68.000 mq ed il suo waterfront di 3.500 ml. si propone quale luogo ideale per dotare la città di tutti quei servizi culturali, commerciali, fieristici, ricettivi e sportivi necessari a questa ambita candidatura”.
 Il progetto industriale del Consorzio Nuova Darsena prevede la trasformazione della Darsena di Città in Distretto Internazionale dalla forte vocazione Europea, inserendo a cavallo del canale due grandi poli d’attrazione, uno culturale/congressuale ed uno commerciale/fieristico strettamente connessi via acqua alla Cittadella della Nautica da Diporto e a Marina di Ravenna, con il suo porto turistico, e Porto Corsini, con lo scalo crociere. “Tutte queste funzioni di eccellenza saranno integrate tra loro ed al contesto da un Ring Commerciale sulle banchine della Darsena con bar, ristoranti, approdi e collegato a sua volta con il Centro Storico tramite una struttura a ponte sulla attuale ferrovia, andando così a costituire un complesso urbano dalle caratteristiche uniche ed irripetibili nel paesaggio urbano nazionale”.

OSPEDALE: PARCHEGGIO POCO SICURO PER MEDICI E INFERMIERI

Baldini “Acqua, fango e la scarsa illuminazione creano notevoli disagi al personale sanitario. Ausl e Comune intervengano”
“Per i pochi posti auto a loro disposizione in piazzale Spik, medici e infermieri del Santa Maria delle Croci sono costretti a parcheggiare nell’area sosta di via Missiroli, oltre il vecchio ingresso dell’ospedale, abbandonata a se stessa da anni e poco sicura per chi fa i turni di notte”. Lo dichiara il consigliere comunale del Pdl Francesco Baldini il quale chiede con un’interrogazione al sindaco “se Ausl e Comune abbiano intenzione di intervenire per provvedere a soluzioni di parcheggio differenti per medici e infermieri o quantomeno per migliorare le condizioni di sicurezza dell’area sosta di via Missiroli, con illuminazione adeguata e rendendola più praticabile”. Il consigliere comunale ricorda che “l’area sosta di via Missiroli si trova tra il Cmp, la camera mortuaria e l’ospedale. Da anni l’asfalto è ridotto talmente male che quando piove, a causa di fango e acquitrini, i disagi per il personale dell’ospedale sono notevoli. Le sbarre che un tempo ne vietavano l’accesso sono sempre aperte e chi fa i turni di notte si sente poco sicuro quando va a riprendere l’auto. Per chiedere interventi sull’area gli stessi medici e infermieri hanno iniziato una seconda raccolta firme. Un motivo in più, questo - conclude Baldini -, perché Comune e Ausl trovino presto una soluzione”.