Marradi storico laboratorio azzurro


E’ accaduto venerdì 21 luglio scorso grazie a Forza Italia che per il quinto anno consecutivo ha scelto il Comune a cavallo tra Toscana e Romagna per il suo meeting di estate. E’ stata anche l’occasione per il debutto in una importante manifestazione politica per il coordinatore azzurro di Borgo San Lorenzo Davide Galeotti e per ascoltare i suggerimenti e le indicazioni di un altro grande protagonista della politica mugellana, l’unico sindaco di centro destra della provincia di Firenze, Claudio Scarpelli. A sorpresa è arrivato anche l’attore Maurizio Ferrini che al termine della serata ha improvvisato uno spassoso sketch sui risulti elettorali in Toscana.
Grande soddisfazione quindi per i numerosissimi partecipanti e per i dirigenti provinciali e mugellani di Forza Italia, per lo straordinario successo della convention dal titolo significativo “Il centro destra unito vince ”. A far gli onori di casa, Rodolfo Ridolfi il leader di “Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi”. Mauro Ridolfi capogruppo F.I. nell’unione dei Comuni del Mugello nel suo intervento ha ribadito il Progetto a guida azzurra per il ritorno del centro destra allargato alle realtà civiche al governo del Comune di Marradi nel 2018. Silva Gurioli, vice coordinatore provinciale e responsabile del Mugello ha sottolineato nel suo intervento come: “ Oggi più che mai va continuata la grande rivoluzione liberale iniziata nel 1994 e come gli incontri di Marradi siano stati sempre un laboratorio per i berlusconiani della Romagna e della Toscana, volto a costruire politiche che, oggi come non mai, soprattutto in Toscana, sono in grado di realizzare una autentica alternativa di governo locale e regionale al Pd ed alla sinistra.” Quella di Marradi è stata come sempre la più rilevante manifestazione di Forza Italia in Provincia di Firenze e nel Mugello, con dirigenti eletti e militanti azzurri della Toscana e dell’Emilia- Romagna. Momenti centrali della manifestazione gli interventi telefonici del presidente del gruppo parlamentare azzurro on. Renato Brunetta, che, più volte interrotto dagli applausi, ha detto fra l’altro: “Il centrodestra esiste dal 1994, da quando l’ha costruito genialmente il presidente Silvio Berlusconi, con Forza Italia, con la Lega Nord di Bossi e la destra democratica. Veniamo da 23 anni di successi, nel corso dei quali il centrodestra ha sempre vinto, o quasi, e quando ha perso è stato perché non era così unito”. “Il centrodestra unito – ha sottolineato- ha una storia di governo in Veneto, in Lombardia, un pezzo di storia nel Piemonte, adesso governa anche la Liguria, e centinaia di amministrazioni locali. Ha governato in Italia dieci anni sui venti della Seconda Repubblica. Questa è la nostra storia. Storia di cui dobbiamo andare fieri e da cui dobbiamo attingere per il futuro. Perché come allora anche oggi, il centrodestra unito è in grande salute, forte, attivo e soprattutto determinato e pronto a tornare al governo del Paese. Forza Italia è il primo partito della coalizione, come dimostrano tutti gli ultimi sondaggi, ma non lo è solo per le percentuali, lo è per la sua storia, per il suo radicamento e diffusione sul territorio, lo è per come incarna i bisogni degli italiani. “E’ quindi nostro preciso dovere – ha proseguito- riunire tutte le anime del centrodestra, sederci intorno ad un tavolo e limare il programma. Siamo uniti, tutto il resto sono fandonie, siamo un quadrifoglio con quattro petali fondamentali e complementari: Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e il civismo dei territori. “Noi siamo pronti, i nostri motori sono accessi, stiamo per intraprendere lo sprint finale, quello che ci porterà di nuovo a governare l’Italia, a rimediare a tutti i guai che quattro governi abusivi, quattro governi non scelti dagli italiani hanno fatto negli ultimi anni”, ha concluso Brunetta“.
E’ stata quella di Marradi un’occasione alla quale hanno voluto essere presenti e dare un contributo molti eletti e dirigenti azzurri dell’Emilia-Romagna e della Toscana fra i quali Paolo Giovannini, il coordinatore provinciale di Firenze e Maurizio D’Ettore coordinatore di Arezzo e soprattutto Stefano Mugnai capogruppo in Consiglio Regionale e coordinatore azzurro della Toscana, che nelle conclusioni ha detto fra l’altro: La stragrande maggioranza dei neo sindaci di centrodestra toscani è direttamente o indirettamente espressione di Forza Italia. L’onda lunga del centrodestra in Toscana con FI protagonista, iniziata con la vittoria di Arezzo nel 2015 e proseguita con la vittoria a Grosseto nel 2016 e a Pistoia nel 2017 accompagnata da tante altre vittorie, continua e si rafforza. Il Pd arretra ad ogni tornata elettorale e il centrodestra e Forza Italia continuano a crescere. Sono risultati storici per la Toscana e siamo orgogliosi di aver contribuito a realizzarli. Adesso l’attenzione si concentra sulle politiche del 2018 e sulle amministrative, dove abbiamo il dovere di arricchire, un risultato già importante con nuovi successi: al Comune di Siena ed in provincia di Firenze al Comune di Marradi. Sono queste le grandi sfide e gli impegni che ci attendono dopo la pausa estiva.

25 APRILE AZZURRI ’94 -FORZA ITALIA AL CIMITERO DEGLI INGLESI DI FAENZA PER RICORDARE I SOLDATI ALLEATI CADUTI PER LA LIBERAZIONE DELL’ITALIA

Azzurri ’94 e Forza Italia hanno reso omaggio ai caduti alleati per la nostra Liberazione , un omaggio che si ripete da 23 anni.
Una delegazione di Azzurri del ’94 di Forza Italia, ha fatto visita e deposto una corona e recitato una preghiera stamane al al FAENZA WAR CEMETERY, (Cimitero degli Inglesi) via S. Lucia 14 Faenza, per ricordare, l’avvenuta liberazione del 1945 e soprattutto per commemorare i soldati alleati morti per la libertà della nostra Patria.


La delegazione ha rinnovato così la tradizione che si svolge da 23 anni, di rendere omaggio anche a quella parte di caduti che la retorica spesso strumentale della Resistenza, particolarmente intensa nel nostro territorio, tendeva sempre a ignorare o mettere in secondo piano.

Presentazione del Libro di Rodolfo Ridolfi

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Il centrodestra torna unito? ‘Marradi laboratorio nazionale’

Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia presenti con l’onorevole Picchi, Cellai e Donzelli. “Con il centro destra unito si è aperta una nuova stagione nel Comune della Romagna-Toscana che il prossimo anno rinnova sindaco e consiglio Comunale”. E ancora: “Marradi per un giorno è stata capitale di un dialogo molto positivo per l’unità del centro destra a livello nazionale e lo ha fatto partendo dal libro di Rodolfo Ridolfi ‘Matteo Bomba e le coop rosse’.”
Sono alcuni dei contenuti della nota di Forza Italia Marradi. Qui sotto vi proponiamo il resto:
E’ proprio dalla cittadina della Romagna-Toscana che gli azzurri offrono, anche a tutto il centro destra locale e provinciale, la possibilità di realizzare un programma unitario basato su valori condivisi per contendere alla sinistra, dopo aver girato pagina per la sconfitta del 2013, il governo del Comune alle elezioni del 2018. Rinnovamento, rappresentatività e merito saranno alla base della nuova squadra che si presenterà alle elezioni, partendo proprio dall’unità straordinaria che Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno sancito nell’evento di Marradi. L’onorevole Guglielmo Picchi, della Lega Nord, Jacopo Cellai, capogruppo di Forza Italia al Comune di Firenze, e Giovanni Donzelli capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Toscana e dirigente nazionale del Partito di Giorgia Meloni, con i loro interventi hanno scaldato i cuori di un pubblico attento e rinfrancato dal recente clamoroso successo referendario che ha provocato il tramonto del renzismo che così tanti disastri ha provocato ai cittadini. A presiedere e moderare gli interventi il leader locale di Forza Italia, Mauro Ridolfi sempre attento ai problemi della gente e protagonista del rilancio organizzativo e politico degli azzurri a Marradi. Di spessore politico rilevante l’intervento del v.coordinatore provinciale e responsabile politico di tutta l’area del Mugello, Silva Gurioli che ha anche dato conto del suo lavoro da quando, in seguito al grande successo di consensi, conseguito in occasione delle elezioni regionali a Marradi ed in tutto il collegio, è stata chiamata a riorganizzare Forza Italia nel Mugello ed a contribuire alla direzione provinciale e regionale. Mentre l’evento era in corso Renato Brunetta, immediatamente ripreso dalle agenzie di stampa nazionali affermava: “Stiamo lavorando, Forza Italia sta lavorando, con il presidente Berlusconi in prima linea, al centrodestra unito di governo. Non solo con la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni, ma anche con i Conservatori e Riformisti di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l’Udc di Cesa, Rivoluzione Cristiana di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace, Azione nazionale di Alemanno, i Liberali di De Luca, il Nuovo Psi di Caldoro, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste… Il centrodestra da sempre, in Italia e in Europa, e’ plurale. L’importante e’ convergere su programmi, valori e regole”. “Noi siamo convinti che il centrodestra unito di governo, con Berlusconi in campo e protagonista, possa raggiungere e superare il 40%. I sondaggi gia’ ci danno al 34%, con il Pd fermo al 30% e i 5 stelle in caduta libera. Torneremo a governare il Paese. Come governiamo in Lombardia, nel Veneto, in Liguria, come abbiamo governato dieci anni su venti in Italia. La prospettiva e’ unica: centrodestra unito di governo. Dopodiche’, il centrodestra e’ plurale in Italia, come in Francia, come in Germania. Ma con quello che sta succedendo a sinistra, con l’autodistruzione del Pd, sarebbe veramente assurdo per noi non riuscire a stare insieme. L’unita’ nel centrodestra e’ obbligatoria”. Il Partito democratico è ormai morto, è irrimediabilmente diventato il Pdr, il partito di Renzi. Già il Pd mi era poco simpatico perché lo vedevo come una fusione innaturale di democristiani di sinistra e comunisti. Adesso poi non è più neanche il Pd ma è Pdr, partito di Renzi”. “Probabilmente assisteremo alla deflagrazione finale di questo progetto nato fallito, perché non può che far male al Paese un agglomerato insensato di questo tipo. Che i comunisti siano comunisti, i democristiani siano democristiani e non si nascondano gli uni dentro gli altri. Renzi e i suoi hanno fatto danni nel Paese ma almeno hanno ucciso il Pd. Saranno ricordati per questo”. Rodolfo Ridolfi in un lungo e dettagliato intervento ha espresso soddisfazione per come la presentazione del suo libro sia stata come lui sperava l’occasione per vedere finalmente a Marradi, nella cittadina dove è stato sindaco, i più importanti Partiti del centrodestra, per la prima volta, rappresentati in modo così autorevole e tutti insieme, riprendere il contatto con i cittadini fuori dai contorsionismi e gli opportunismi che non sono stati e non sono prerogativa della sinistra e del renzismo ma anche del centro destra come le vicende di Follini, Casini, Fini, Alfano e Verdini dimostrano.

Matteo Bomba e le coop rosse a Marradi lo presenta il centro-destra unito

Il Coordinamento Provinciale fiorentino di Forza Italia e quello Comunale di Marradi organizzano, per sabato 18 febbraio, a Marradi, Teatro degli Animosi (sala Mokambo) ore 15,30, la presentazione dell’ultimo libro di Rodolfo Ridolfi: “Matteo Bomba e le coop rosse”, Edizioni del Girasole, Ravenna 2017. Dopo Ravenna, Rimini, Bologna, Firenze, il libro di Rodolfo Ridolfi fa tappa anche a Marradi. Con l’autore ci saranno il deputato fiorentino della Lega Nord Guglielmo Picchi, il capogruppo in Regione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Vecchio Iacopo Cellai ed in collegamento telefonico Renato Brunetta. A fare gli onori di casa, Mauro Ridolfi capogruppo azzurro nell’Unione dei Comuni del Mugello e Silva Gurioli vice coordinatore provinciale. Del libro di Ridolfi scrive il giornalista e scrittore Rino Camilleri: L’autore non è un polemista qualsiasi, sa perfettamente di cosa parla. E’ stato esperto per la cooperazione presso il ministero del lavoro, dirigente della presidenza del consiglio, sindaco di Marradi (in provincia di Firenze), consigliere comunale a Faenza (in provincia di Ravenna) e vicepresidente della regione Emilia-Romagna. Insomma, conosce bene e dall’interno le regioni «rosse». E ha scritto libri sul tema, anche con editori importanti (Mondadori, per esempio). L’incipit della sua ultima fatica merita di essere riportato in ampio stralcio: “Nessuno meglio di chi vive in una Regione rossa avverte il soffocamento di un regime che pretende che i cittadini facciano la spesa alla coop, comprino il giornale alla coop, acquistino i farmaci alla coop, si facciano barba e capelli alla coop, si curino i denti alla coop, affidino i loro risparmi alla coop, nella coop sottoscrivano le polizze assicurative Unipol, per la costruzione della casa si rivolgano alla cooperativa, mangino alla mensa cooperativa, telefonino con “coop voce”, affidino le pulizie alla coop, si servano delle cooperative di professionisti, prendano i taxi e gli autobus delle cooperative, agli incroci si facciano pulire i vetri dai lavavetri coop, le ferie e i viaggi e il turismo rigorosamente coop, cantino e ballino in cooperativa e utilizzino perfino i servizi funebri coop». “…E che dire dell’accoglienza al migrante? «Più di 1.800.000 euro al giorno: tanto, nel 2013, ha speso l’Italia per garantire l’accoglienza», scrive Ridolfi. “E’ una torta luculliana che in Italia si spartiscono ormai da dieci anni veri e propri “colossi” del business dell’accoglienza”. L’autore non si limita solo alla filippica, ma snocciola nomi e cifre e date, con tanto di note e citazioni. E io pago (copyright Totò). “Trattenere gli ospiti molto più a lungo del previsto è uno dei “trucchi” utilizzati dai gestori di molti Cara”.  Tanto, c’è Pantalone (copyright Goldoni). E fosse solo quello. Il giornalista Bruno Vespa ha recentemente dichiarato quante telefonate pressorie ricevette per non mandare in onda la puntata di Porta a Porta sul caso Forteto. Se volete saperne di più, leggete Ridolfi.

Si è svolta la Prima Convention Regionale di AZZURRI ’94 in occasione della Cena Azzurra di Natale

Faenza ha ospitato la prima riuscita e affollata Convention Regionale di AZZURRI ’94 (oltre cento i partecipanti) in occasione della Cena Azzurra di Natale che si è tenuta all’Hotel Il Cavallino Bandiere del Pdl e di Forza Italia e come sottofondo la musica “Azzurra Libertà” hanno fatto da cornice all’importante evento di entusiastico rilancio dello spirito liberale e dei valori del popolo emiliano-romagnolo dei berlusconiani.
Il Movimento, nato il 9 novembre scorso per chiedere il ritorno in campo di Silvio Berlusconi, la fine della disastrosa esperienza del Governo Monti ed il ritorno ai valori ed ai programmi di Forza Italia, dopo aver costituito il suo Coordinamento Regionale, presentato alla stampa il 27 novembre, si è ritrovato a Faenza in occasione della Cena Azzurra di Natale per fare il punto della situazione politica ed organizzativa. Nell’iniziativa di Faenza, dopo il saluto del coordinatore comunale del PDL Luciano Spada sono intervenuti Rodolfo Ridolfi Coordinatore Regionale dell’Emilia Romagna di Azzurri ’94, Massimo Palmizio Senatore della Repubblica, Gianguido Bazzoni Consigliere Regionale, Luca Finotti Capogruppo Provincia di Bologna, Liborio Cataliotti Capogruppo Comune di Reggio Emilia, Adolfo Morandi Capogruppo Comune di Modena, Marco Mattarelli Consigliere Comunale di Cento (Ferrara, Luigi Lega Baldini (Rimini), Fausto Fontanesi Consigliere comunale di Gualtieri (Reggio Emilia), Adamo Longo Consigliere Comunale Imola, e moltissimi dirigenti e consiglieri dei Comuni della Provincia di Ravenna fra i quali: Cesare Bedeschi di Lugo, Vincenzo Valenti di Riolo, Stefano Foschini di Cotignola, Mauro Gagliardi di Fusignano, Mario Leotti Presidente del Club Argentario di Ravenna, Tiziano Cericola Presidente della Fondazione Free di Faenza, Bruno Benati, Andrea Tarabusi e Cristina Govoni di Faenza e Vincenzo Galassini Consigliere Provinciale Ravenna.
Tutti gli intervenuti unanimi nel sottolineare come gli effetti del ritorno sulla scena politica di Silvio Berlusconi abbiano determinato una immediata inversione di tendenza delle intenzioni di voto degli italiani nei confronti del PDL dopo mesi di declino di circa 3 punti. Importante e soddisfacente anche l’iniziativa interna ed internazionale che il Presidente Berlusconi ha voluto riprendere, a nome della maggioranza degli italiani moderati che non accettano le politiche pauperistiche dettate dalla Germania e dalle banche che regalerà agli italiani un Natale di inutili sacrifici.
Silvio Berlusconi ha indirizzato per l’occasione un messaggio di apprezzamento augurando ai partecipanti buon lavoro.

Alcune riflessioni sul trentaduesimo anniversario della scomparsa di Pietro Nenni

Pietro Nenni

Pietro Nenni moriva trentadue anni orsono il 1 gennaio del 1980, quando ormai il PSI era saldamente nelle mani del suo delfino, Bettino Craxi. Il PSI sotto la guida di Bettino Craxi intraprenderà la stagione della sua modernizzazione attraverso il percorso del “socialismo tricolore” per poi concludere la sua centenaria storia sotto i colpi dei comunisti alleati con le toghe rosse. Pietro Nenni, che era nato Faenza, isola bianca della Romagna, nel 1891 da una famiglia umilissima e che era stato amico di Mussolini, ha rappresentato per oltre mezzo secolo la storia e gli ideali del Socialismo e del Partito Socialista Italiano. L’ultimo ricordo che ho di uno dei “famosi comizi” di Nenni è del 1974 a Faenza nel vecchio palasport e poi al Circolo Bubani dove il vecchio leader era accompagnato proprio da Craxi.
Bettino Craxi, Pietro Nenni e Giuseppe Saragat rappresentano l’orgoglio socialista che si riprende la rivincita storica contro il Pci. Anche Forza Italia ed il Pdl partecipano a questo ricordo perché hanno dalla loro la realtà dei numeri e dei consensi che dicono che tra coloro che votavano per il Psi il 50% sceglie Forza Italia ed il Pdl, il 20% si astiene e il restante 30 è diviso tra gli altri partiti. Parlare di Nenni significa parlare anche degli anni del frontismo e della peculiare e paradossale situazione di fine anni ’40 quando Nenni e il Psi avevano i voti e i militanti, Saragat e il Psdi la classe dirigente e i quadri intermedi. Nella primavera del 1947 De Gasperi si recò negli Usa ed al rientro estromise comunisti e socialisti dal governo varando una formula di governo quadripartito centrista composta, oltre che dalla Dc, dai repubblicani di Pacciardi (Pri), dai liberali di Einaudi (Pli) e dai socialdemocratici di Saragat (Psli) che assumerà la Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri. Dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria (1956) magnificata da Giorgio Napolitano, Nenni si riavvicinò a Saragat, proponendo ed ottenendo la riunificazione tra le due diverse anime del socialismo italiano e, dopo aver intrapreso la via dell’autonomismo, giunse a collaborare al governo con la DC di Fanfani e di Moro, con il PSDI di Saragat ed il PRI di Ugo La Malfa come vice presidente del consiglio e poi ministro degli esteri. Subì a sinistra la scissione del Psiup (1964) ma avviò nel 1966 la riunificazione con il Psdi di Saragat, destinata però a durare solo tre anni. Oggi possiamo tranquillamente affermare che la posizione antisovietica di Saragat fu assai lungimirante e vincente e poi confermata, nell’ultimo decennio del Novecento, dagli stessi avvenimenti storici. Saragat assunse ben presto posizioni riformiste moderate e filoatlantiche in contrasto con tutti gli altri partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti d’Europa aprendo la strada all’autonomismo nenniano ed al riformismo craxiano. De Gasperi, Saragat, La Malfa il 18 aprile 1948 sconfissero, il Fronte Democratico Popolare, con Berlusconi i socialisti sconfiggeranno nel ’94 la gioiosa macchina da guerra di Occhetto ed ancora fermeranno i catto-comunisti nel 2001 e nel 2008 sempre con Silvio Berlusconi. Il più grande errore di Nenni, fu la lista unitaria composta, dal Pci, dal Psi e da alcuni ex esponenti del Partito d’Azione, che fortunatamente ottenne uno scarso 32% dei consensi. In questa competizione elettorale Giuseppe Saragat si presentò alla guida di una lista, composta dal suo Psli e da alcuni ex membri del Partito d’Azione che non avevano aderito al tandem Togliatti-Nenni, con il nome di Unità Socialista conquistando un eccellente 7 % di voti: questo fu il più significativo risultato mai conseguito dai socialisti riformisti prima di Craxi. Saragat fu uno dei sostenitori dell’apertura ai socialisti di Nenni che dopo i fatti d’Ungheria del 1956, avevano abbandonato l’opzione frontista con i comunisti di Togliatti. Contro Saragat e Nenni e poi contro Craxi, che hanno lasciato morire ad Hammameth, si scateneranno le ire e le accuse di tradimento della classe operaia, dei comunisti, che oggi in maniera ipocrita e strumentale sono anche disponibili, incoraggiati dai “socialisti con la sindrome di Stoccolma”, ad usurparne l’eredità e a riproporre il fronte popolare e il compromesso storico con Bersani e Vendola da una parte e Casini dall’altra.
Rodolfo Ridolfi

BERSANI LAVORA COME SEMPRE PER LE COOP ROSSE

Rodolfo Ridolfi
Suggerisco a chi vuol conoscere il vero programma economico di Bersani di rileggere il mio libro “Le cooperative rosse Il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra”. In quel libro, analizzo l’intreccio di interessi esistenti fra la sinistra, le cooperative rosse, le istituzioni governative (il riferimento temporale è al Governo Prodi ma si riprodurrebbe con Bersani) e le Amministrazioni locali; intreccio che costituisce un palese conflitto di interessi, incompatibile con una sana e libera economia di mercato. Le Cooperative rosse, sono divenute delle vere e proprie aziende capitalistiche che finanziano e procurano voti alla sinistra, in cambio di una legislazione privilegiata in campo fiscale e di un’assegnazione preferenziale degli appalti pubblici: una sorta di “economia di scambio” a danno delle aziende non cooperative. Una sorta di “porta girevole” che consente un interscambio di classe dirigente fra il Pd, le cooperative rosse, la Cgil, le Amministrazioni locali e viceversa. Spesso le Amministrazioni comunali, provinciali, regionali erogano finanziamenti pubblici a sostegno della cooperazione; finanziamenti che non avrebbero, alcuna giustificazione in una normale economia. I media ignorano il colossale conflitto che esiste fra le cooperative rosse e il Pd di Bersani. Si è così così creata un’area economica privilegiata, all’ombra della sinistra, al cui centro si pone il partito-azienda, ossia il Pd, in origine Pci. Il legame tra le Cooperative rosse e la sinistra ha dato vita ad un impero politico-finanziario-aziendale non indifferente. L’esempio più eclatante del conflitto di interessi fra Governo di sinistra e cooperative rosse si è reso manifesto in occasione del Decreto Bersani sulle liberalizzazioni; Decreto che ha rappresentato l’ennesima dimostrazione di come la sinistra avvantaggi la grande distribuzione, in quanto, in gran parte, legata alle cooperative rosse, a discapito della rete distributiva minore e dei piccoli e medi commercianti. Soprattutto nelle Regioni Rosse chi non è del giro della sinistra è escluso, emarginato e senza possibilità di sviluppo, in un sistema non libero, ma chiuso.
False liberalizzazioni sono state quelle di Bersani, in quanto la scelta di consentire la vendita di farmaci, di giornali nei supermercati e di consentire l’apertura di distributori di benzina Coop e Conad è stata concepita, prima di tutto, come un regalo alla cooperazione rossa. Un ulteriore esempio di conflitto di interessi il caso Hera Spa, la super Municipalizzata di Bologna e dell’Emilia Romagna, nel cui consiglio di amministrazione siedono rappresentanti delle cooperative rosse; Municipalizzata che il Governo Prodi inserì, accanto all’Eni, nell’ accordo quindicennale con l’Algeria, per l’importazione di gas. Il tribunale di Milano ha stabilito il 9 agosto del 2012 che non è reato dire che le coop sono uno “strumento del capitalismo rosso”, “..un esempio da manuale di collateralismo tra politica e affari” Il giudice di Milano ci ha infatti assolto dall’accusa di diffamazione con una richiesta di danni per 550 mila euro intentata nei nostri confronti da Hera, azienda multiservizi legata da sempre alle coop emiliane e al Pd, Pds, Ds, Pci per il volumetto intitolato “Il capitalismo rosso Indagine sulle Coop”, allegato nel 2006 al settimanale Panorama. Hera è stata condannata a pagare le spese di lite e i compensi dei nostri legali per un totale di 21 mila euro. Una vera disfatta giudiziaria. Una conferma di come le coop siano uno strumento al servizio degli ex comunisti. “Il sistema Legacoop è un caso gigantesco di conflitto di interessi che vede in un ruolo chiave il maggior partito politico della sinistra”. Parole ritenute fondate dal giudice, che nella sentenza ha osservato: “La visura camerale avalla l’affermata componente politica di Hera” (dove i consiglieri d’amministrazione con tessera Pd e conseguente carriera politica sono la quasi totalità). Giudizi chiari e di esemplare condanna, da ricordare a Bersani quando, come ha fatto più volte, cercherà di presentarsi nuovamente come liberalizzatore dell’economia.

Rodolfo Ridolfi candidato del Pdl al Senato della Repubblica in Emilia-Romagna

LA PRESENZA DI RODOLFO RIDOLFI NELLE LISTA DEL PDL PER IL SENATO DELLA REPUBBLICA E’IL RICONOSCIMENTO DI UN IMPEGNO POLITICO COERENTE

Nelle liste del PDL dell’Emilia Romagna è candidato al Senato, dopo Berlusconi, gli ex Ministri Anna Maria Bernini, Carlo Giovanardi e Franco Carraro e la senatrice Laura Bianconi, Rodolfo Ridolfi, già sindaco di Marradi e V.Presidente del Consiglio Regionale dell’Emilia uno dei leader storici di Forza Italia in Romagna.

RIDOLFI ALL’ASSEMBLEA DEL M.A.R. – IMOLA E’ ROMAGNA”, LE PROVINCE VANNO ABOLITE E LA ROMAGNA VA ISTITUITA

Intervenendo alla XVIII Assemblea Regionale del M.A.R. a Imola Rodolfo Ridolfi
candidato al Senato della Repubblica ha detto fra l’altro:
Rivendicare, per la gente di Romagna, il diritto all’autodeterminazione significa non solo corrispondere ad un sentimento, ad una identità, ad una cultura di una Regione antica, una delle più antiche ed omogenee della Penisola che non divenne Regione all’indomani dell’Unità d’Italia perché troppo sensibile alle idee Repubblicane in un’Italia Monarchica, e non lo divenne neppure agli albori di una Repubblica incline a ricalcare l’impianto territoriale e burocratico dello Stato Monarchico ma anche corrispondere allo sviluppo ed ad una migliore condizione di vita dei suoi cittadini …. Il MAR si batte da più di un decennio contro l’imperturbabile indifferenza e arroganza di chi governa l’Emilia Romagna e non intende sentire le ragioni dell’autodeterminazione, ne tanto meno quelle dell’autonomia della Romagna. So bene qual è la convinzione della sinistra e dei suoi alleati nei confronti della “questione romagnola”. Totale assoluta chiusura nei confronti di qualsiasi proposta sia che si tratti del referendum per far decidere le popolazioni interessate, sia che si tratti di delimitare i confini storici. Figuriamoci se sono disponibili a parlare di ventunesima regione. Ho tentato fino allo sfinimento, durante la mia attività in Regione, con l’insistente riproposizione di progetti di legge di fare breccia nell’ostinata posizione di chiusura della sinistra ma non c’è stato niente da. Ancora una volta il PDL e La Lega sostengono, la “questione romagnola”. poiché l’alternativa alla sinistra nella nostra Regione si identifica con l’alternativa alla politica “anti-Romagna”. Con il voto di febbraio i romagnoli avranno quindi dei buoni motivi in più per mettere in minoranza i comunisti e tutti i loro eredi questi motivi supplementari sono in sintesi : l’arroganza e la totale insensibilità dei comunisti PCI PDS DS PD e dei loro alleati alla questione della Romagna, del Referendum e della delimitazione dei confini storici; il divario di opportunità di sviluppo, di servizi di reddito che esiste fra l’area forte emiliana e la più debole area romagnola per la quale questa regione di sinistra non è stata madre ma matrigna. La coalizione di Berlusconi che aveva varato le modifiche costituzionali in senso federalista deve consentire, finalmente, il referendum, limitato alle popolazioni interessate (quelle romagnole) sull’istituzione o meno della ventunesima regione previa definizione dei confini storici della “Romagna”. Ad una nuova maggioranza di centro destra nelle Camere oggi è affidata la nostra speranza di vedere nascere la Regione Romagna

MESSAGGIO PER LE COOPERATIVE DEI CANDIDATI PDL ELEZIONI 2013

Gli impegni precedentemente assunti, come vi avevamo tempestivamente comunicato, non ci impediscono, per i cinque/sette minuti che sarebbero stati dedicati ai nostri commenti ed alle nostre valutazioni sul documento che ci avete gentilmente anticipato, di farvi pervenire per iscritto le nostre posizioni sull’oggetto. Sono a tutti note le nostre valutazioni sulle coop e le nostre critiche più ragionate rispetto a quelle del segretario generale della Camera del lavoro di Reggio Emilia che afferma come “la forma cooperativa viene sempre più spesso usata per praticare il banditismo sociale” ed a quelle dell’ex direttore del Manifesto Gabriele Polo “Il fallimento della storica Cooperativa Muratori di Reggiolo, data di nascita 1907 che negli anni era diventata la banca per i Risparmi di tutta Reggiolo…allunga qualche ombra anche sul ruolo di collante sociale che le cooperative hanno avuto per anni da queste parti”. Voi affermate “… l’avvio di una nuova fase politica che metta in primo piano la ripresa dell’economia e dell’occupazione; un’agenda europea ed italiana caratterizzata da una più compiuta e forte integrazione tra le ragioni del rigore e le ragioni della crescita e della coesione sociale.” Non possiamo non concordare, essendo stato esattamente questo l’impegno che ha caratterizzato l’azione del Governo Berlusconi, interrotto dalla sciagurata anomala parentesi del Governo Monti che ha provocato i disastri economici e finanziari del nostro Paese ben evidenziati, purtroppo, dagli indici economici tutti fortemente negativi prodotti da quell’esperienza che fortunatamente è stata interrotta e che sicuramente gli elettori cancelleranno ricreando una normalità democratica.
“La cooperazione ha affrontato la crisi cercando di difendere l’occupazione, aumentando la produzione e sacrificando significativamente la redditività ma le perduranti difficoltà del momento sono tali da mettere in discussione la sopravvivenza di diverse cooperative, in particolare nel settore delle costruzioni.”
Chi come le vostre imprese gode di molti privilegi soprattutto fiscali, ma anche normativi, a tutti i livelli non solo centrali ma anche regionali e locali dovrebbe essere in prima linea nei momenti di crisi riconoscendo che molti soggetti della vostra rete sono ormai da tempo fuori da quei principi di mutualità, solidarietà, partecipazione trasparenza ed estraneità all’intreccio con i partiti e la politica! Ma così non è, ed al più grande conflitto di interessi rappresentato dalle “coop rosse” soprattutto nella nostra Regione e nella nostra Provincia, si aggiunge anche l’evidente collateralismo della Confcooperative che candida il suo presidente Marino nella lista Monti che ha subito scritto alle sue cooperative perché siano la sua cinghia di trasmissione per il consenso elettorale!!!

Nel documento affermate: “Ridurre la pressione fiscale – tema su cui sembra concentrarsi prevalentemente la campagna elettorale – per sostenere la crescita e l’occupazione in particolare dei giovani e per ridurre le diseguaglianze sociali: la riduzione va quindi orientata prevalentemente a favore delle imprese che reinvestono gli utili per creare sviluppo e nuova occupazione e dei redditi più bassi della popolazione. E’ importante, a questo proposito, prevedere il credito di imposta per le imprese che investono in ricerca e innovazione. Occorre soprattutto una diversa distribuzione del carico fiscale: riduzione dell’irap e del cuneo contributivo e fiscale e, parallelamente, una efficace lotta all’evasione”.
Concordiamo pienamente: è nota la nostra proposta sull’abolizione dell’Irap in quattro anni. I dati dicono chiaramente che i risultati più importanti nella lotta all’evasione così come quelli alla criminalità ed alla confisca dei beni provenienti da illeciti mafiosi (poi assegnati alle cooperative) appartengono al periodo del Governo Berlusconi. Il nostro impegno politico si esplica anche nella riduzione dell’elusione fiscale legalizzata di cui godono soprattutto nel settore della distribuzione certe vostre “aziende” beneficiarie a nostro avviso – ma non soltanto nostro – di veri e propri aiuti di Stato in violazione della normativa europea
“Rilanciare i consumi; riprendere con decisione l’iniziativa sul fronte delle liberalizzazioni. Va a questo proposito scongiurato l’ulteriore aumento dell’Iva previsto per il prossimo luglio.”
Se saremo maggioranza il nostro Governo non aumenterà l’IVA.
Voi affermate “Per quel che riguarda l’IMU, chiediamo un ripensamento di questo strumento, in particolare rispetto alla prima casa in cui spesso diviene un ulteriore ostacolo alla ripresa del mercato immobiliare, e rispetto alle attività produttive e agricole dove questa imposta va ad aggravare situazioni economiche già difficili, e rispetto alle cooperative di abitazione in regimi di locazione permanente di edilizia sociale convenzionata.”
La nostra proposta è precisa, dettagliata e cifrata:
“Abolizione dell’IMU sulla prima casa e sui terreni e fabbricati agricoli. Restituzione di quanto versato nel 2012”
“La diminuzione della redditività, le nuove imposizioni fiscali per le cooperative volute dal precedente Governo che snaturano il principio sancito dalla costituzione e puniscono ingiustamente una forma solidaristica di impresa, hanno rallentato significativamente la patrimonializzazione creando anche nuove difficoltà nell’accesso al credito. Importante, a questo proposito, il ruolo fino ad oggi svolto dai Consorzi di garanzia fidi, che comunque necessitano di adeguate coperture nei Fondi nazionali e regionali di cogaranzia.
Infine per quanto attiene Il superamento del bicameralismo perfetto, il ripristino di un ruolo centrale dello Stato nell’equilibrio complessivo dei diversi livelli istituzionali, la semplificazione e la riduzione del numero degli enti intermedi a partire dalle Province, l’omogeneizzazione delle regole di contabilità sono temi da tempo maturi e che richiedono solo decisioni tempestive.”
Aggiungiamo la modifica del titolo V della Costituzione sulla base della Riforma Costituzionale attuata dal Governo Berlusconi e che fu cancellata con Referendum. Segnaliamo il nostro impegno all’abolizione integrale del finanziamento pubblico ai Partiti

La lista dei problemi locali che è purtroppo in gran parte irrisolta da vent’anni è da ascriversi soprattutto alle responsabilità di chi ha gestito il potere regionale, provinciale e comunale.
Infine permetteteci in tutta franchezza di rappresentare sgomento per la vicenda del Monte dei Paschi di Siena dove la cooperazione della Lega esprime il Vice Presidente di Profumo Turiddu Campaini (Unicoop Firenze) e sulla quale non abbiamo sentito alcun cenno di autocritica.
Alberto Ancarani Candidato alla Camera dei Deputati
Paolo Savelli Candidato alla Camera dei Deputati
Rodolfo Ridolfi Candidato al Senato della Repubblica

Non dimentichiamo il valore del 18 aprile 1948

Milano 1948

Speriamo che i grandi elettori che si riuniscono proprio giovedì 18 aprile per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica non dimentichino che:
Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l’Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell’Est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l’Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l’Italia. Se il 25 aprile del ’45 segnò la fine del nazifascismo per l’opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del ’48 fu la data in cui, con il voto, l’Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l’intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico?

Sessantacinque anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell’Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogan e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l’enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso».

Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo.

Un’analisi di oltre mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po’ troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell’evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell’atlantismo, dell’europeismo e dell’Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili.

Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un’Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall’utopia marxista-leninista; un’utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l’ennesimo saggio di brutalità nell’Europa dell’Est con la defenestrazione del socialista Masarik.

Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell’Italia orientale, e l’eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.

Rodolfo Ridolfi

Azzurro Libero di cento Il libro di Marco Mattarelli con prefazione di Rodolfo Ridolfi

Articoli di 100 Italia 1997-2011 il libro di Marco Mattarelli con prefazione di Rodolfo Ridolfi.

Venerdì 28 giugno 2013 alle ore 20,30 presso il GRAND HOTEL BOLOGNA Via Ponte Nuovo 42 Pieve di Cento (Bo) A 2 km da Cento si terrà la presentazione del libro di Marco Mattarelli “Azzurro Libero di Cento-La nostra Forza Italia”
con prefazione di Rodolfo Ridolfi

TERZA CONVENTION REGIONALE DI “AZZURRI ‘94”, GRANDE SUCCESSO A RIMINI

Una sala veramente gremita fino all’inverosimile, ieri sera al ristorante. pizzeria “Rimini Key” per la terza convention dell’associazione fondata da Rodolfo Ridolfi nel novembre dello scorso anno, per sostenere il ritorno della candidatura del Presidente Berlusconi. Azzurri ’94 voleva essere anche l’avanguardia per un ritorno agli ideali ed i programmi di Forza Italia e sembra che finalmente stia giungendo l’ora, perché il Presidente Berlusconi ha annunciato che a Settembre verrà ricostituito il movimento che tante speranze aveva dato agli italiani. Gli azzurri dell’Emilia Romagna sono anche impegnati nella raccolta firme per i referendum sulla giustizia.
La Terza riuscita e affollata Convention Regionale di AZZURRI ’94 ha quindi fatto il punto della situazione politica ed organizzativa. Dopo il saluto della responsabile provinciale Gabriella Bianchi sono intervenuti fra gli altri Rodolfo Ridolfi Coordinatore Regionale dell’Emilia Romagna di Azzurri ’94, il sen Giampaolo Bettamio V.Coordinatore regionale Pdl, Antonio Agogliati ex senatore di Piacenza, Liborio Cataliotti Capogruppo Comune di Reggio Emilia, Gianguido Bazzoni capogruppo in Consiglio Regionale, Fabio Filippi, consigliere regionale, Luciano Tancini capo gruppo in Consiglio Provinciale (Ferrara), Angela Labanca V. Presidente dell’Associazione “Marco Biagi” di Bologna, Vincenzo Galassini Consigliere Provinciale Forza Italia Ravenna e Monica Fornari Presidente Regionale di Donne di Mare Adesioni sono arrivate anche da Sandro Bondi, Anna Maria Bernini e Massimo Palmizio. Una quarta Convention si terrà sicuramente all’inizio di agosto in località da definire.

Il Resto del Carlino Rimini sulla 3^ Convention di Azzurri ’94

Azzurri ’94-Forza Italia Convention a Marradi il 3 agosto

Azzurri'94 a Rimini luglio 2013

VIVA FORZA ITALIA VIVA
Dopo il successo della 3^Convention Regionale di AZZURRI ’94 a Rimini il 12 luglio scorso sarà Marradi, cittadina della Romagna-Toscana, ad ospitare la 4^ Convention di AZZURRI ’94 sabato 3 agosto prossimo Il Movimento coordinato da Rodolfo Ridolfi, nato il 9 novembre 2012 per chiedere a Silvio Berlusconi di guidare il centro-destra e di ripristinare i valori ed i programmi di Forza Italia. Il titolo “VIVA FORZA ITALIA VIVA” conferma come il movimento degli azzurri torni a Forza Italia per rivolgersi soprattutto ai giovani e ai protagonisti del mondo del lavoro per chiedere loro come ha affermato il presidente Berlusconi “… di interessarsi al nostro comune destino perché non è giusto che solo alcuni si interessino del nostro Paese e gli altri guardino da lontano criticando chi invece si impegna. Spero che con il lancio di Forza Italia nel mese di settembre possano aggiungersi a noi tanti italiani con il loro entusiasmo e loro passione…”. Il meeting di Marradi sarà anche l’occasione per sostenere i Referendum per la giustizia.
Rodolfo Ridolfi ha così commentato: “Noi siamo da sempre Forza Italia” e da qui parte la grande mobilitazione in tutti i comuni per la riforma della giustizia per via referendaria e Silvio Berlusconi ne sarà il simbolo La nostra iniziativa dovrà rappresentare una grande risposta democratica e popolare all’inquinamento giudiziario della politica. Daremo una mano per mobilitare tutte le coscienze italiane che non ne possono più dell’accanimento giudiziario, dell’uso politico della giustizia, dello strapotere di certi. Il Movimento “Azzurri ’94 e la Convention “Viva Forza Italia viva” è una risposta politica per preparare “l’autunno azzurro” e per riportare il tricolore di Forza Italia in tutti i Comuni.

IL 3 AGOSTO A MARRADI CON FORZA ITALIA DALLA TOSCANA E DALLA ROMAGNA

L’intervento di Renato Brunetta alla Convention Forza Italia di Marradi

apertura della Convention di Marradi

Tutto esaurito, ieri sera il ristorante “Il Casolare” di Marradi dove si è tenuta la quarta convention dell’associazione fondata da Rodolfo Ridolfi nel novembre dello scorso anno, per sostenere il ritorno a Forza Italia e la candidatura del Presidente Berlusconi. A far gli onori di casa i giovani dirigenti marradesi al completo, con Mauro Ridolfi e Martina Gentilini . Quella di Marradi è stata la prima rilevante manifestazione di Forza Italia dopo la sentenza della Cassazione, più di cento i partecipanti, dirigenti eletti e militanti azzurri dell’Emilia-Romagna e della Toscana fra i quali, l’on Stefania Fuscagni portavoce dell’opposizione in Toscana, Gianguido Bazzoni presidente del gruppo Pdl in Emilia Romagna, il consigliere regionale romagnolo Luca Bartolini, il capogruppo del Pdl in Provincia di Arezzo Lucia Tanti, il capogruppo Pdl del Mugello Alessandro Nocentini la Presidente del Consiglio Comunale di Fidenza Francesca Gambarini, la capogruppo di Forza Italia al Comune di Faenza Raffaella Ridolfi e i capigruppo di Forza Italia alla Provincia di Ravenna Vincenzo Galassini e di Ferrara Luciano Tancini. Momento centrale della manifestazione alla quale non hanno mancato di inviare messaggi di adesione, Sandro Bondi, Anna Maria Bernini, Michaela Biancofiore, Massimo Palmizio e Giampaolo Bettamio è stato l’intervento telefonico del presidente del gruppo parlamentare PDL on. Renato Brunetta, che più volte interrotto dagli applausi ha detto fra l’altro: ”In ballo non c’è solo la libertà’ di una persona” ma ”la democrazia del nostro Paese. L’equilibrio tra la magistratura e gli altri poteri. Un equilibrio che si è’ rotto non oggi, ma all’inizio di Tangentopoli, quando venne meno quell’ immunità’ parlamentare voluta dai nostri costituenti come garanzia dell’equilibrio tra i poteri dello Stato”. anticipando il discorso che, insieme al presidente dei senatori del Pdl Renato Schifani, farà’ al presidente della Repubblica. Al centro la riforma della giustizia. Al capo dello Stato, ha spiegato, ricorderò’ la storia del Silvio Berlusconi ”pacificatore”, dall’ingresso in politica nel ’94, che ha coinciso con l’inizio dei suoi ”guai giudiziari”, ”come se lui avesse rotto il progetto di certi poteri che si apprestavano a occupare il Paese attraverso il forse ignaro Occhetto”. Brunetta ha concluso con W Forza Italia W Rodolfo W Marradi W I Canti Orfici.

Enrico Consolini ( Marradi 29/3/1945-Faenza 25/9/1988)- venticinquesimo anniversario della morte

In occasione del venticinquesimo anniversario della scomparsa di Enrico Consolini, voglio ricordarne con commozione la figura e l’opera di intellettuale e uomo di cultura di indubbio valore e di Sindaco che ha tanto amato Marradi.
Enrico rimarrà, per tutti noi, una grande ed indimenticabile figura di intellettuale, uno studioso attento ed appassionato di Dino Campana a cui Marradi deve l’idea e la realizzazione del Premio letterario e tante altre iniziative culturali che lo fanno ricordare per la sua passione civile, per la sua riconosciuta intelligenza e per il suo impegno di Sindaco.
Nel passato, da Presidente del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” mi feci promotore della iniziativa editoriale di ripubblicare, in occasione del decimo anniversario della morte di Enrico, “Pancreas” Fantasie cosmiche , il lavoro giovanile di Consolini. Quella ristampa conteneva anche cinque importanti fogli inediti di poesie e prose di Enrico che la moglie Nara ci mise a disposizione. I fogli scritti da Enrico Consolini, nel periodo 1984-1988 sono pagine letterarie e poetiche di ottima fattura e grande valore ed interesse, si ricollegano, in una armonica continuità artistica e letteraria, a Pancreas, ma sono anche una testimonianza della ulteriore maturazione della sensibilità dell’autore, della sua attenta conoscenza, dell’animo umano e dei sentimenti, del suo grande amore per la cultura e della sua compiuta visione del mondo.
E’ sempre Campana il crocevia, quasi ossessivo, di Consolini che, meglio di ogni altro, sente ed interpreta quasi teatralmente.
Il Sindaco Enrico Consolini, insignito dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il 2 giugno 1984, dell’onorificenza di Ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica Italiana, è stato, come Assessore alla cultura, un vero campione. Alla marradesità innata, al suo orgoglio di condividere l’aria, la luce, l’acqua ed il paesaggio che avevano ispirato Dino Campana, univa una conoscenza ed una cultura profonda che, insieme all’amore per la poesia, la letteratura, l’arte e la filosofia, ne facevano un intellettuale a tutto tondo.
A Consolini Marradi deve l’idea e la realizzazione del Premio Letterario Dino Campana e le tante iniziative culturali a lui collegate. Straordinarie quelle del 1985 in occasione del centenario della nascita del Poeta, che contribuirono a far conoscere Marradi in Italia e nel mondo. Sul piano internazionale è a Consolini che si deve l’incontro storico, a Marradi, con la delegazione cinese guidata dal Sindaco di Nanchino e l’avvio della procedura del gemellaggio con la Francia che Enrico Consolini aveva immaginato con il Comune di Mézières città natale di Arthur Rimbaud. Il suo Premio letterario coinvolse importanti poeti, letterati, registi, attori studiosi e giornalisti di caratura nazionale ed internazionale. Ci piace ricordare il regista Sergio Miniussi che realizzò per la RAI un filmato memorabile, Giorgio Albertazzi, Paolo Pitagora, Anna Proclemer, Arnoldo Foà, Piera Degli Esposti, Mario Maranzana, Bruno Zanin, Ugo Maria Morosi e fra gli scrittori e i giornalisti: Mario Luzi, Giorgio Luti, Aldo Rossi, Antonello Trombadori, Sebastiano Vassalli, Giorgio Saviane, Renzo Ricchi, Claudio Angelini, Giovanni Turchetta, Gabriel Cacho Millet, Claudio Marabini, Ruggero Orlando, Fiorenza Ceragioli, ed ancora lo psichiatra Agostino Pirella, il regista Luigi Faccini e tanti altri. Marradi visse una stagione assai felice di rilancio, di progettazione e realizzazione di infrastrutture e di ripresa turistica. Consolini realizzò il nuovo monumento ai Caduti affidandolo allo scultore Caetani ed il sacello di Dino Campana al Cimitero Comunale.
Enrico era nato a Marradi in Via Tamburini il 29 marzo del 1945 da Maria Parrini e Renato Consolini; aveva frequentato le scuole elementari a Marradi e l’avviamento professionale al Lazzaretto; si era diplomato all’Istituto agrario di Imola per poi conseguire la laurea in sociologia all’Università di Urbino nel luglio 1972 con una tesi sul “Sindacalismo rivoluzionario di Arturo Labriola” discussa con il Prof. Luciano Pellicani. Da buon dirigente regionale del Partito Socialista di Craxi andava fierissimo della sua tesi e del suo relatore.
Ottimo disegnatore, famosi i suoi cavalli a matita e straordinaria penna, fine dicitore e intonatissima e perentoria voce ci ha lasciato troppo presto. Il suo Pancreas lo scritto giovanile che Enrico fece stampare nel 1970 quando aveva appena 25 anni è una importante testimonianza della sua personalità e contiene i forti segni delle sue radici, l’attaccamento alla famiglia e a Marradi, mi hanno sempre colpito in Pancreas “mio padre e mia madre” nella parte in cui Enrico chiosa le parole dolcissime di Garaudy “La morte è amore, l’amore che si prova quando stiamo per perdere il padre e la madre…” E dunque l’amore è perdita, perdita irreparabile dell’amore, anche senza coraggio
.In “Pancreas” La nitidezza ed i chiaro scuri, le tinte forti e le tinte delicate della sua prosa e della sua poesia ricordano Campana e Witman. La sottile ironia che pervade l’opera di Consolini rappresenta una delle caratteristiche umane ed oratorie che chi ha conosciuto l’autore di Pancreas coglie immediatamente.
Per questi motivi mi sembra opportuno come già accadde nel settembre del 2008, in occasione del ventesimo anniversario della morte, per iniziativa dell’assessorato alla cultura del Comune di Marradi e del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini”, che dedicarono due giornate al ricordo di Enrico, ricordarlo adeguatamente anche in questo venticinquesimo anniversario, nel centro Studi che fondammo per continuare la sua opera che a Lui titolammo, parlandone anche attraverso i suoi scritti, parte del suo animo e della sua vita che ci sono mancati così prematuramente lasciandoci ancor oggi una grande nostalgia ed un grande rimpianto.

La decadenza dello stato di diritto, la verità e la giustizia che convengono al Partito

di Rodolfo Ridolfi
Quello che sta succedendo in Italia mi riporta indietro e mi ricorda come fu, per molti, inquietante che una infima parte dei socialisti, negli anni ’90, si alleassero con quei comunisti italiani ed i loro eredi che hanno lasciato morire Craxi in esilio per cancellare la storia del socialismo democratico e far dimenticare gli errori e gli orrori dei comunisti. Chi si è potuto battere allora e può continuare oggi a battersi per la giustizia e la libertà, grazie a Silvio Berlusconi, non può permettere che quella storia si ripeta, non si può continuare ad essere alleati con chi, dopo vent’anni di persecuzione, vuole eliminare l’ultimo baluardo di libertà. La storia di Forza Italia e di Berlusconi deve essere difesa da chi la vuole infangare. Le larghe intese potevano essere una occasione di pacificazione e di riconoscimento delle ragioni dei moderati italiani e l’apertura di una nuova stagione ma il Pd oggi, come il PCI PDS DS, ieri ha dimostrato anche in questi mesi di conoscere una sola politica: quella dell’odio e della verità che conviene al Partito. Si possono promuovere, esaltare e riciclare, a tutti i livelli, personaggi che hanno espresso solidarietà agli stalinisti che schiacciavano nel sangue chi reclamava libertà nei paesi dell’Est, ma si devono perseguitare in tutti i modi i grandi democratici che si sono battuti per un Italia migliore ed hanno realizzato cose importanti per il bene comune, come Craxi e Berlusconi, soprattutto se hanno impedito che la sinistra illiberale conquistasse il potere.
Per questo le misere divisioni di oggi fra coloro che hanno lavorato per l’affermazione di Forza Italia vanno, se è possibile, superate per riconsegnare a Berlusconi la effettiva guida dei moderati da parlamentare o da perseguitato che sia. Facciano tutti un passo indietro e chiedano a Berlusconi di fare un passo avanti proprio in questo momento. Chi lavorasse per operazioni di basso profilo e di mero opportunismo convenienti solo al PD che è minoranza nel Paese, farebbe un pessimo servizio all’Italia e si renderebbe responsabile di consegnare ai conservatori della sinistra, ormai succube di egoistici poteri antipopolari e di interessi antinazionali, il futuro del nostro Paese facendolo precipitare verso un regime assolutamente illiberale fatto di vessazioni fiscali e di assoluto impoverimento economico.

Forza Italia torna in campo

Ricordo del partigiano Marino Pascoli a 66 anni dalla morte

Partigiani

Marino Pascoli appartiene ai morti dimenticati perché antifascista ed anti comunista, vero partigiano democratico al quale spararono un paio di rivoltellate senza colpirlo nella strada per Mezzano nel 1947. La sera della domenica 4 gennaio 1948, Pascoli subì un nuovo agguato e questa volta venne ucciso. L’Unità di Milano e Milano sera lanciarono una odiosa campagna di depistaggio utile a confondere le indagini. Alla fine del mese vennero arrestati il segretario dell’ Anpi di Santerno ed un ex partigiano comunista. Fu indiziato anche il segretario del Pci di Santerno, poi prosciolto in istruttoria. Tutto finì in un’assoluzione quando il testimone chiave, un operaio agricolo “si rimangiò la deposizione”. Marino Pascoli, a differenza di fascisti poi divenuti partigiani comunisti, fu sempre repubblicano e partigiano prima dell’8° Gap di Forlì e poi nella 29^ Brigata Gastone Sozzi, operante nella pianura forlivese. Ma gli eredi dei comunisti che stavano e ancora stanno nelle istituzioni, sostenevano che “il sig. Marino Pascoli non risulta ufficialmente riconosciuto tra le categorie stabilite dall’apposita Commissione governativa, non essendo [mai] stato qualificato come Partigiano, né come Patriota, né come Benemerito. “ (Risposta della Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna ad una interrogazione di Forza Italia del 2004) Queste affermazioni ufficiali, contenute in atti ufficiali rispondono alle ingiustificate reazioni di tutti coloro che si irritano a sentire parlare di Marino Pascoli che non può oggettivamente essere considerata eredità di chi ha prodotto tardivamente iniziative di basso profilo. Crediamo giusto continuare nell’impegno, disponibili a condividerlo con tutti, per la trasparenza e la verità, soprattutto i fondamenti della battaglia politica di Marino Pascoli contenuti nei suoi articoli sulla Voce di Romagna, il giornale repubblicano di Ravenna, articoli polemici nei confronti dei comunisti della zona che denunciavano gli eccessi compiuti dai partigiani rossi durante e dopo la guerra civile, criticavano il massimalismo politico e sindacale del partito di Togliatti, e difendevano il sistema politico occidentale contro l’Unione Sovietica. La riaffermazione di una verità neppure oggi scontata “essere anticomunisti non vuol dire essere di destra o fascisti”. La cosa non veniva gradita dai comunisti romagnoli . Contro Marino Pascoli si aprì una violenta campagna di denigrazione politica e morale. Lo accusarono di non essere mai stato partigiano, anzi, di aver fatto la spia per conto dei Fascisti di Salò. Non era vero, naturalmente. Però le calunnie non cessarono. Perché lo sanno tutti anche oggi che “la verità” per certa sinistra “ è ciò che conviene al Partito”.

Rodolfo Ridolfi

L’anno dei Canti Orfici di Dino Campana

In un articolo Bino Binazzi, il 25 dicembre 1914, apparso ne “Il Giornale del Mattino”, Bologna, a pag 3 definiva Dino Campana,”un poeta romagnolo”. Oggi indubbiamente l’affermazione, dell’autore della prefazione all’edizione dei Canti Orfici (Vallecchi1928), appare riduttiva, tuttavia interpreta il grande amore del poeta di Marradi per la Romagna: “Laggiù nel crepuscolo la pianura di Romagna….dove si perde il grido di Francesca…, guerriera, amante, mistica, benigna di nobiltà umana, antica Romagna”. In occasione del 100° anniversario dei Canti Orfici (Marradi Tipografia Ravagli 1914) .

Mi permetto di suggerire come sarebbe significativo che il centenario venisse immortalato con la collocazione a Marradi dell’opera in ceramica faentina D’inno Campana di Luigi Ontani frutto del sodalizio con la Bottega Gatti di Faenza opera esposta al Palazzo delle Esposizioni a Faenza nel 1997. In questo straordinario anno campaniano mi piace ricordare anche come il Centro Studi Campaniani, abbia realizzato nel 1994 (ottantesimo anniversario) la ristampa anastatica dei Canti Orfici. Nello stesso numero di copie (mille) che l’otto giugno del 1914, il filosofo Luigi Bandini commissionò al tipografo marradese Bruno Ravagli per il mese successivo versando una caparra di £ 110. Con quella ristampa, ricordammo come nella vicenda umana e poetica di Dino Campana il rapporto con la sua terra natale non fu soltanto un rapporto difficile e spesso di emarginazione, ma anche un rapporto di grande amore, segnato da alcune amicizie sincere, come furono quelle con Luigi Bandini e Anacleto Francini. L’edizione del 1914 dei Canti Orfici rappresenta anche una testimonianza storica di questo indelebile legame fra Campana e la Romagna Toscana che nessuna leggenda o artata deformazione potrà cancellare dagli animi e dalle menti più sensibili ed intelligenti.

Nel 90° anniversario, il 20 agosto 2004, sulla base del ritrovamento delle bozze di stampa dei Canti Orfici realizzammo il progetto che cullavamo da tempo di un’edizione dei Canti che riproponesse la lezione originale, integrata da quelle poche correzioni autografe di Campana, contenute nelle bozze di stampa, ma ignorate dal tipografo Ravagli.
Dino Campana disse a Paolo Toschi mostrandogli la bozza dei Canti Orfici: Voglio che lo legga anche Lei, il mio volume; non posso regalargliene una copia, ma Le darò le bozze, tanto fra i poeti non si fanno complimenti. E Toschi aggiunse oggi sfoglio quelle bozze segnate di correzioni a lapis copiativo o a penna, grosse come se fossero scritte con un fiammifero.
Con quel lavoro insistemmo, sui tratti distintivi della poesia campaniana, che maggiormente resistono al tempo. Una poesia quella di Campana che si snoda lungo i sentieri, le strade ed i mari della partenza e del ritorno, dove il dottore, il farmacista, il prete, l’ufficiale della posta il maestro tutti quegli idioti di Marradi compongono l’affresco della Tragedie. Il tempo ha sgretolato la saldezza del contesto, allontanato la leggenda e ha lasciato comparire lo splendore essenziale. Da un paese che suona come una maledizione, secondo l’immaginario popolare, esce un poeta solitario, che nella natura matrigna trova il rifugio contro gli ottusi rifiuti. Questo rifugio è: la notte con porte aperte sull’infinito.
Per quanto contrari agli eccessi non possiamo negare come la vicenda umana di Dino Campana sia costellata da una pedanteria didattico-retorica che la famiglia, i benpensanti della provincia hanno determinato, costringendolo alle numerose partenze per rifugiarsi nelle montagne o altrove e immancabili e irosi rientri.
Ma alla fine I Canti Orfici sono pieni di versi meravigliosi, ed hanno per tutti noi, che ci siamo avvicinati al mistero campaniano e alla purezza della sua lirica con la presunzione che solo chi vive i luoghi ed i percorsi di questo lembo di terra fra Romagna e Toscana può conoscerlo meglio, il sapore del ricordo affettivo più caro. Il poeta chiude i suoi Canti Orfici con il colophon tratto da Foglie d’erba di Walt Whitman erano tutti stracciati e coperti col sangue del fanciullo. Il poeta, l’uomo, vuole significare una purezza perduta appunto che determina la tragedia di chi sa bene che solo la Poesia ci può salvare, ma la poesia si è persa, è stata contaminata e va ricercata e ripristinata assolutamente.
C’è più mondo in Dino Campana che nei racconti di cento esploratori. C’è più conoscenza e vera cultura nel Marradese, che nelle ripetitive e noiose dissertazioni di cento baroni del sapere, c’è più genialità e futuro nel nostra Poeta che in mille complicatissimi congegni scientifici è per questo che non ci stanchiamo di leggerlo è per questo che lo sentiamo vivo e vicino.

Rodolfo Ridolfi

La Nave Azzurra Cervia -Rimini- Gabicce Domenica 29 giugno “Sciogliamo le ali alla libertà”

Il programma prevede due imbarchi alle ore ore 9,15 al porto di Cervia-Milano Marittima e alle 10,30 al porto di Rimini e a fine mattinata, nella sosta a Gabicce, gli interventi del coordinatore regionale di Forza Italia Emilia Romagna on. Massimo Palmizio del coordinatore di Pesaro Alessandro Bettini , del coordinatore delle Marche sen. Remigio Ceroni e l’intervento telefonico dell’on. Renato Brunetta Presidente del Gruppo Parlamentare di Forza Italia. Sulla nave Rodolfo Ridolfi, Gabriella Bianchi, Liborio Cataliotti, Adolfo Morandi, tutti i fondatori di Azzurri ’94, numerosi eletti alle elezioni amministrative del 25 maggio e azzurre e azzurri dell’Emilia Romagna, delle Marche, dell’Umbria, della Lombardia, del Piemonte, della Toscana del Veneto e della Calabria. e con loro il sen. Enrico Pianetta Responsabile Nazionale dei Seniores di Forza Italia, l’on. Stefania Fuscagni portavoce dell’opposizione alla Regione Toscana, Lorenzo Tomassini responsabile regionale dei Club Forza Silvio, Guido Bazzoni capogruppo di Forza Italia alla Regione Emilia-Romagna e l’attore Maurizio Ferrini che racconterà la Romagna
Un Messaggio di adesione e apprezzamento sono pervenuti dall’on. Deborah Bergamini responsabile Nazionale Comunicazione di Forza italia
L’iniziativa della Nave azzurra è alla seconda edizione la prima quella indimenticabile del 2013 aveva il titoto “Salpiamo alla volta di Forza Italia” e così è stato. L’evento politico di Azzurri ’94, Free Foundation, Clubs Forza Silvio, Giovani e Seniores di Forza Italia porta il titolo “Sciogliamo le ali alla libertà”. Una iniziativa lontana dalle polemiche interne su primarie, assetti interni, conflitti fra movimentisti, rottamatori, formattatori, club Forza Silvio. Il movimento Azzurri ’94 nato nel 2012 che ad agosto terrà la sua VIII Convention, vive i malesseri di queste settimane come una riproposizione del clima dell’autunno 2012 e come allora accetta la sfida: scegliere i valori, i programmi, il confronto sulle idee con un’unica stella polare la leadership del Presidente Silvio Berlusconi. “Siamo abituati alle sfide. Non ci spaventano. Perché i militanti di Forza Italia in Emilia-Romagna, come in tutte le Regioni Rosse sono animati da una forte passione civile e da un preciso impegno morale: rendere effettiva e compiuta la democrazia dell’alternanza e superare il monopolio politico-istituzionale del centro-sinistra.- Afferma Rodolfo Ridolfi il fondatore e coordinatore di Azzurri’94- e continua “Sappiamo di dover sacrificare molto, nel lavoro e negli affetti, perché la speranza di rinnovamento delle istituzioni e della politica non vada delusa. Per vincere questa sfida dovremo avere testa ed essere capaci di parlare al cuore della gente. Dovremo essere capaci di difendere la persona, la sua dignità, la vita umana, la nostra identità culturale, civile e religiosa. Dovremo essere capaci di scelte coraggiose, di realizzare istituzioni al servizio della società civile e non delle burocrazie che vi lavorano, perché, nonostante tutto, c’è una società civile pronta ad assumersi maggiori responsabilità. Possiamo e dobbiamo rigenerare la politica, perché abbiamo cuore e idee per riuscirci. Lasciare ai nostri figli un Paese migliore, non è solo il nostro progetto, ma un dovere morale che guida la nostra azione politica, oltre che civile da più di vent’anni . E’ ciò che ci fa dire con orgoglio di essere “azzurri 94”, di essere berlusconiani di Forza Italia.”

INTERVISTA:”Le “coop rosse”? Un devastante inquinamento degli equilibri economici e politici del Paese”

Ridolfi: “Le “coop rosse”? Un devastante inquinamento degli equilibri economici e politici del Paese”

Rodolfo Ridolfi, scrittore, storico, direttore di Free News Online (il notiziario di Free Foundation – www.freefoundation.com), è autore di un bellissimo libro, “Le Coop rosse – Il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra” (con interventi di Vittorio Feltri e Renato Brunetta), fondamentale per comprendere appieno un fenomeno allarmante che ha accompagnato l’Italia per decenni, condizionandone gli aspetti sociali, economici e … politici

di Paolo Duranti

“Ieri mi è capitato di acquistare uno zainetto, per 3 euro e rotti, all’Ipercoop di Piazzale Lodi, a Milano. Ho letto poi sull’etichetta che è stato prodotto in Cina, ed importato direttamente da Coop-Sesto Fiorentino. La cosa mi ha fatto un po’ incazzare, in Cina esistono veri e propri campi di lavori forzati, in cui sono costretti anche minori, donne e anziani. Mi domando se la Coop nazionale si sia informata ed abbia chiesto garanzie sulle condizioni dei lavoratori che hanno operato per il fornitore cinese. Visto che la Cina prevede anche espulsioni di fatto tramite il sequestro dei documenti, quindi di ogni possibilità di sostentamento e carcere per reati “d’opinione”, oltre a discriminazioni razziali verso tibetani e minoranze mussulmane. Ho inoltrato la mia protesta alla Coop, alle redazioni di Repubblica e del Manifesto, e ad Amnesty International”.
Così scriveva tempo fa un cliente coop evidentemente ignaro di talune “logiche di mercato” che se messe in atto da piccoli imprenditori, artigiani e commercianti che danno lavoro a migliaia di persone e pagano regolarmente le tasse, l’intellighenzia del Paese si scatena provocando in parte dell’opinione pubblica scatti di indignazione. Indignazione che però, a quanto pare, funziona a fasi alterne: spesso dipende, infatti, dal colore della divisa che indossa l’imprenditore.
Ad aiutarci a comprendere – attraverso un percorso ad ampio raggio – alcune dinamiche e realtà attorno alle quali sinora si è scritto troppo poco (e quel poco in modo non sempre limpido, diciamolo chiaramente) c’è un bellissimo libro-denuncia pubblicato da Edizioni Libero per Free Foundation: “Le Coop rosse – Il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra”, con interventi di Vittorio Feltri e Renato Brunetta.
Ad illustrarci lo spirito dell’opera è l’autore, Ridolfo Ridolfi, direttore – tra l’altro – di Free News Online, il notiziario di Free Foundation (www.freefoundation.com).

Direttore, nel libro si punta l’indice contro una situazione anomala regnante nel mondo cooperativo. In che senso?
“Forse si tratta di un fenomeno che va ben oltre una situazione anomala, come la descrive lei … La verità è che da decenni l’Italia è teatro di un triste spettacolo: la commistione di interessi tra una fetta consistente del sistema cooperativo e una parte politica ben definita. Un rapporto “insano” che purtroppo è sfociato in un vero e proprio conflitto di interessi”.
A questa situazione ha contribuito anche la legislazione farraginosa che caratterizza le cooperative?
“Guardi, il riconoscimento dell’importante funzione sociale svolta dalle cooperative nel nostro Paese è sancito direttamente nella Carta Costituzionale, il cui articolo 45 è estremamente chiaro. Il problema però è un altro”.
Cioè?
“Una cosa sono le cooperative sociali, senz’altro meritevoli di tutela e di misure di incoraggiamento, considerate le nobilissime finalità che perseguono. Ma attenzione a non confondere tali sane esperienze con le cooperative che muovono centinaia di migliaia di euro nei settori più disparati. C’è da preoccuparsi quando realtà economicamente importanti del mondo cooperativo, agevolate anche fiscalmente, provocano turbative del mercato, ad esempio sostenendo finanziariamente una parte politica”.
Nelle Sue parole è chiaro il riferimento al ruolo del sistema cooperativo, soprattutto dell’area emiliano-romagnola, a sostegno dei movimenti politici della sinistra italiana …
“Da questo punto di vista, nel percorso travagliato che ha vissuto la sinistra italiana – dal Pci al Pd – non vedo soluzioni di continuità”.
La nuova classe dirigente del Partito Democratico riuscirà a sovvertire la tendenza?
“Ne dubito, visto che lo stesso premier, nonchè segretario di quel partito, non è mai stato critico nei confronti di questo sistema. Anzi, l’ha addirittura portato al Governo …”
Si riferisce al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti?
“Certo”.
Sta di fatto che le cooperative in Italia hanno fatto il loro ingresso in settori economici strategici per il tessuto produttivo del Paese.
“E’ proprio così: dalla grande distribuzione organizzata (Coop) al settore energetico attraverso la multiutilities (Hera) intrecciata alle coop, alle coop costruzioni. Un efficace sistema di potere senza sostanziali vantaggi per i clienti e consumatori. Andiamo a vedere ad esempio i prodotti posti in vendita sugli scaffali degli ipermercati Coop: troviamo il giocattolo cinese proprio come in numerosi altri punti vendita”.

Il libro “Le Coop rosse – Il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra” è scaricabile gratuitamente dal sito www.freefoundation.com

Conferenza Stampa a Rimini del 29 Luglio

Gabriella Bianchi e Rodolfo Ridolfi

Conferenza Stampa Ristorante Rimini Key
IX Convention Azzurri ’94 a Marradi il 9 agosto Sciogliamo le ali alla libertà nelle Regioni Rosse
E NAVE AZURRA IL 13 Settembre Rimini-Cervia-Gabicce
Le Donne e gli uomini di Azzurri’94 con Silvio Berlusconi sono già al lavoro per Forza Italia. A livello della Regione Emilia Romagna tutti i promotori di Azzurri ’94 hanno dimostrato lungimiranza politica e determinazione nel condividere lo spirito, i principi e le idee che hanno caratterizzato la politica di Silvio Berlusconi e di Forza Italia e si sono impegnati ad essere un punto di riferimento per chi sa coniugare il rinnovamento con l’antico cuore (che non significa affatto nostalgia) di proposte e programmi politici concreti e capaci di generare ripresa e sviluppo. Azzurri ’94 diventa quindi un sostegno per Forza Italia, movimento che va a configurarsi come lo avevano immaginato quelli di Azzurri ’94, in una struttura agile, flessibile e radicata sul territorio. Formata nei suoi gangli organizzativi per lo più da fedelissimi del ’94, e tanti giovani. Tutti coloro che anche nella nostra regione nell’autunno del 2012, sottoscrissero Il manifesto appello Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi hanno confermato il loro impegno a lavorare attraverso i clubs ed il movimento politico per Forza Italia. Oggi presentano a Rimini le loro iniziative: la nave azzurra di sabato 13 settembre e la IX Convention di Marradi nella Romagna Toscana di sabato 9 agosto. Questi eventi saranno l’occasione per un contributo di idee e di programmi per realizzare dopo quarantaquattro anni l’alternativa al regime delle giunte rosse. Come nel 2013 saranno Rodolfo Ridolfi il coordinatore di Azzurri ’94, già V.Presidente del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna e Gabriella Bianchi, responsabile Regionale dei Seniores di Forza Italia, ad introdurre i lavori della prime rilevanti manifestazioni di Forza Italia, cui parteciperanno anche, dirigenti eletti e militanti azzurri della Toscana, delle Marche e dell’Emilia Romagna. Momenti centrali della convention saranno gli interventi degli onorevoli Massimo Palmizio e Stefania Fuscagni e l’intervento telefonico dell’on Renato Brunetta presidente dei deputati di Forza Italia. Presentando l’iniziativa, presente anche il neo coordinatore di Forza Italia di Rimini Filippo Giorgetti, Rodolfo Ridolfi ha sottolineato come Forza Italia ed il centrodestra devono tornare ad essere l’alternativa di governo democratico credibile. L’elettorato infatti in questi ultimi anni in Emilia Romagna, non sempre ha percepito Forza Italia come partito di opposizione al PD e ha finito per identificarsi nella opposizione fine a se stessa e tutta interna ad un sistema di valori e di programmi sostanzialmente comunisti e di sinistra quali quelli rappresentati dai cinque stelle. Ecco perché invece di concentrarci sull’alchimia dei meccanismi elettorali e dei candidati alla successione dobbiamo affermare che le vere primarie del centro destra devono essere quelle delle idee e dei programmi insistendo ad esempio sull’occupazione, sui servizi sanitari, sulla scuola, sulla sicurezza non dimenticando mai di sottolineare come nel momento di massima oppressione fiscale per le famiglie e per le imprese sia intollerabile lo stato di favori, di esenzione fiscale e di elusione fiscale legalizzata di cui godono le coop rosse. Prioritari sono i temi e valori come la giustizia-giusta, l’equità fiscale ed un rinnovato e corretto rapporto con le istituzioni nel presupposto di uno Stato che affianchi, sostenga ciascuno e non rappresenti piuttosto un nemico da temere e dal quale doversi difendere”. ”Insomma, la strada da percorrere è quella indicata dall’intuizione di Silvio Berlusconi sin dal ’94: più società e meno Stato. In vista delle imminenti elezioni regionali i militanti di Forza Italia e del centro destra, devono ritrovare una forte passione civile devono esprimere candidati capaci di parlare al cuore della gente, perché capaci di difendere la persona, la sua dignità, la vita umana, la nostra identità culturale, civile e religiosa. Ciò che occorre sono scelte coraggiose, per realizzare istituzioni al servizio della società civile e non delle burocrazie che vi lavorano, perché, nonostante tutto, c’è una società civile pronta ad assumersi maggiori responsabilità. Possiamo e dobbiamo rigenerare la politica, perché abbiamo cuore e idee per riuscirci. Gli Azzurri del ’94 sono fortemente impegnati nel tesseramento che condurrà ai Congressi Comunali e Provinciali previsti per la fine del 2014 e l’inizio del 2015 e nella campagna elettorale per le Elezioni Regionali.

Michele Toriaco vince il premio “La Poesia ci salverà” nel segno di Campana

Centenario della Pubblicazione dei “Canti Orfici” Premio “La Poesia ci salverà”.
Michele Toriaco con l’opera “Una Modella” il vincitore

La Giuria del Premio “La poesia ci salverà” composta dal poeta Rodolfo Cernilogar, dalla scrittrice Gianna Botti, dall’attore Maurizio Ferrini, dal maestro Pape Gurioli, dallo psichiatra Massimo Scalini, da Mirna Gentilini, presidente del Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi, da Giancallisto Mazzolini dell’ Accademia degli Incamminati e dal direttore responsabile di Marradi Free News Rodolfo Ridolfi, ha concluso con un verdetto unanime il lavoro di valutazione iniziato il 25 luglio che ha sancito che il vincitore del premio è Michele Toriaco con l’opera “Una Modella”. Il poeta di Torremaggiore di Foggia è stato preferito alla poetessa di Empoli, Patrizia Socci con l’opera “La mia vita” e a Mauro Barbetti di Osimo Ancona “Diario di Clinica”.
Quarta posizione per la poesia “Notturna” di Antonella Ortolani di Firenze che precede Elena Faralli di Pistoia con l’opera “Noli Me tangere”
Al sesto posto la poetessa Giovanna Capucci di Faenza con la poesia “Deposito Bagagli”. Settima preferenza per la genovese Stefania Raschillà con “Le tue mani l’amore incompiuto” che precede il marradese Giambattista Zambelli con la poesia “Ansia “, la fiorentina Laura Bonaiuti “Uomo in Mare” e la ravennate Laura Montanari “Le stagioni della solitudine”.
La giuria ha voluto anche menzionare, fra i settanta partecipanti, come meritori: Francesco Scaffei di Scandicci “Amore proibito”, Eleonora Cattafi di Biella “Nulla di falso”, Monica Guerra di Faenza “A Scuola di poesia”, Beatrice Fabbri di Firenze “Missiva Missione”, Silvio Perego di Legnano “Se vuoi esser Poeta”, Alessandro Scarpa di Faenza “Ricordati di me” e Patrizia Visani di Milano “La necessaria”.
Menzione particolare per il faentino Giorgio Zauli che si è ispirato per i suoi apprezzabili versi di “Paese dell’anima ” a Marradi.
La Premiazione avverrà a Firenze il 20 settembre al Caffè letterario “Le Giubbe Rosse” alle ore 11

Giuliano Poletti il ministro delle coop rosse abolisca l’art.18 che i suoi compagni abolirono per i lavoratori delle cooperative nell’aprile del 2001

Rodolfo Ridolfi*
In queste settimane è ripreso un forte dibattito sull’abolizione dell’articolo 18, il ministro del lavoro è l’ex Presidente delle Coop Rosse Giuliano Poletti al quale mi piace rinfrescare la memoria sul punto. Quattordici anni orsono, infatti, quando il compagno Poletti era un dirigente delle coop rosse, con la legge 3 aprile 2001, n. 142 “Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore” la maggioranza di sinistra aboliva l’articolo 18 per i lavoratori delle cooperative; tale legge fu fortemente voluta dal titolare del Ministero del Lavoro Cesare Salvi e fu approvata come ultimo atto della legislatura, nel pieno della campagna elettorale accompagnato dal più assoluto silenzio, nonostante riguardasse migliaia e migliaia di lavoratori. l’Art.2 della legge (diritti individuali e collettivi del socio lavoratore di cooperativa) recita : “Ai soci lavoratori di cooperativa con rapporto di lavoro subordinato si applica la legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori) con esclusione dell’articolo 18 ogni volta che venga a cessare, col rapporto di lavoro anche quello associativo”. Dov’erano gli eredi di Cofferati quando la sinistra derogava, anzi aboliva, l’articolo 18 per i lavoratori delle cooperative. Non ci fu nessun Ballarò, nessuna minaccia di di mobilitazione neppure un piccolo comunicato. D’altra parte sono note le condizioni di lavoro dei dipendenti delle organizzazioni che spesso non sono dissimili in materia di tutela ai lavoratori in nero. Ma si sa le cose fatte dalla sinistra sono il buono ed il giusto. Se le stesse cose le propone il centro-destra, come nel caso in esame diventano ispirate dal demonio. Oggi con Renzi e con il ministro delle coop rosse hanno la possibilità sia pure con un ritardo pauroso di applicare l’abolizione dell’articolo 18 a tutto il mondo del lavoro, lo facciano se non vogliono confermare di essere nonostante la propaganda e il tentativo di rifarsi una verginità i soliti odiosi protagonisti della doppia verità leninista..

*Coordinatore di Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi

La Voce di Romagna 26 settembre

La Voce di Romagna 27 settembre

Lepanto: Auxilium christianorum 7 ottobre 1571

domenica 5 ottobre 2014
Lo Stato Islamico continua nella brutalità delle decapitazioni di innocenti cittadini occidentali. Le televisioni ci mostrano, ormai quotidianamente, quanto sono barbari e ributtanti questi assassini allevati e nutriti anche nelle nostre città’ all’ombra di un miope buonismo nel quale si confonde la carità, con una solidarietà che ne è oggi la caricatura e spesso alibi per chi è disposto a sacrificare la propria civiltà per un egoistico bisogno di apparir buono a sé stesso. Ci chiediamo in questi giorni, dove sono finite le bandiere della pace agitate strumentalmente a fini politici interni dai catto comunisti che non leggono la storia e che sono poi costretti a imbarazzanti giravolte come quelle cui assistiamo in questi tempi di ripresa e recrudescenza del terrore islamico organizzato in uno Stato in guerra con la cristianità e l’Occidente. Chi come noi non dimentica mai di ricordare, soprattutto a partire dal 2001, l’anniversario della Battaglia di Lepanto, ha in questo 2014 molti motivi in più per farlo, che sono l’accresciuta preoccupazione per il pericolo prepotente ed aggressivo della violenza terroristica del fondamentalismo islamico dei tagliagole e la persecuzione dei cristiani .
Infatti Lepanto fu una grande vittorie dell’Occidente, una vittoria della Cristianità. Una vittoria contro un mondo di volta in volta arabo, musulmano, islamico ferocemente aggressivo. A Lepanto e poi a Vienna, l’Europa difendeva il suo modello di civiltà, ma difendeva anche, le sue chiese e le sue istituzioni. Di fronte all’aggressione del fondamentalismo islamico, prima di Al Queida e Bin Laden ed oggi dell’Isis, la nuova flotta islamica, gran parte dell’Occidente deve ritrovare l’orgoglio di appartenere ad un mondo libero
Dopo la vittoria di Lepanto, avvenuta proprio nella prima domenica di ottobre (7 ottobre 1571) che già da tempo costituiva il giorno di raduno e di preghiera delle confraternite del Rosario, san Pio V decretò che ogni prima domenica di ottobre si sarebbe dovuta commemorare con rito semplice Nostra Signora della Vittoria. Attualmente il 7 ottobre si celebra una memoria semplice intitolata alla Beata Maria Vergine del Rosario. Nelle litanie lauretane Maria è invocata come Auxilium christianorum a partire dalla vittoria di Lepanto. Certamente, la vittoria era stata ottenuta grazie a la intelligentissima prudentia de i nostri generali, la bravura e destrezza de i capitani in mandare ad effetto, il valore de’ gentiluomini e soldati nell’essequire. Ma, più ancora, a ben altre forze, secondo la bella espressione del senato veneto: Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit, (non il valore, non le armi, non i condottieri ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori). Del resto, la vittoria di Lepanto era avvenuta nel giorno in cui le confraternite del Rosario facevano tradizionalmente particolari devozioni.
All’alba del 7 ottobre 1571, esattamente quattrocentoquarantatre anni orsono, aveva inizio, nelle acque di Lepanto, porto della costa ionica, situato di fronte al Peloponneso e non distante da Corfù, una delle più grandi battaglie navali della storia, frutto glorioso degli sforzi della Cristianità.
La guerra era stata dichiarata a Venezia dai Turchi all’inizio dell’anno precedente, ma all’intimazione di abbandonare Cipro, la Serenissima aveva risposto con un netto rifiuto. La resistenza veneziana, sotto il comando di Nicolò Dandolo, fu tenace, ma non fu possibile evitare lo sbarco e, nonostante le fortificazioni di Nicosia, ancora oggi visibili, fossero appena state innalzate, e la lunga ed eroica difesa sostenuta, la città fu presa il 9 settembre 1570. Le navi cristiane si riunirono a Messina. Erano 208 galere, vale a dire vascelli a remi e a vela armati con artiglieria pesante. Il grosso della flotta era costituito dalla squadra veneziana: 105 vascelli; quindi la squadra di Filippo II Re di Spagna, comandata da Gian Andrea Doria, con 81 navi di cui 14 spagnole; la squadra pontificia schierava 12 navi. Tre navi erano genovesi, tre dei Cavalieri di Malta e tre addirittura del Ducato di Savoia. Comandante generale era Don Giovanni d’Austria, fratello del Re di Spagna. Anche ai tempi di Lepanto, anno 1571, la pace era un sentimento condiviso da tutti, Però nessuno era pacifista. Ovvero l’umanità aspirava alla pace essendo consapevole che in certi casi la guerra non solo risulta ineluttabile, ma spesso necessaria, auspicabile addirittura. Allora, poi, nessuno che appartenesse al mondo occidentale cristiano avrebbe parteggiato per un Alì Muedhdhin Zadeh Pascia, l’ammiraglio della flotta ottomana o per un Mehmed Alì che guidò la presa di Otranto o per il Feroce Saladino. Affinché Don Giovanni D’Austria, Marcantonio Colonna, Gian Andrea Doria cogliessero la vittoria si pregava nelle case e nelle chiese. Non c’era chi manifestasse contro di loro nelle piazze, chi giudicasse quella guerra ingiusta, chi invocasse il dialogo con gli ottomani. Perché gli ottomani, gli islamici, erano il nemico. Nemico individuale e nemico di una civiltà, di una cultura, di una fede che era la civiltà, la cultura e la fede dell’Occidente. Nemico aggressivo, che non aveva il bisogno d’esser provocato per manifestare la sua inimicizia. Tutto ciò che non è Islam -«Dar al Islam»- è per l’Islam e per gli islamici «Dar al Harb», luogo della guerra. Se l’Occidente non avesse coltivato la «virtude» di opporsi loro anche con le armi, soprattutto con le armi, probabilmente San Pietro sarebbe una moschea e il campanile di San Marco un minareto da dove il muezzin esorta a pregare Allah. Lepanto si limitò a far tirare il fiato alla cristianità e a momentaneamente ripulire il Mediterraneo dagli sciami di vascelli islamici che lo infestavano. Ma a Kalhenberg, nei pressi di Vienna, poco più di un secolo dopo l’Occidente arrestò e per sempre la travolgente corsa in avanti dell’Islam. Se i viennesi non avessero retto all’assedio, se Innocenzo XI avesse predicato la pace invece di promuovere la coalizione cristiana, se il 2 settembre del 1683 i 65mila del polacco Giovanni Sobieski non avessero travolto i 200 mila ottomani di Kara Mustafà, Vienna sarebbe caduta e con Vienna, la nostra civiltà perché nulla avrebbe più potuto fermare la progressiva islamizzazione del continente.
Dovremmo oggi dopo le ricorrenti stragi di donne, bambini e preti cristiani, dopo gli omicidi e le efferatezze dell’Isis, rammaricarci che per impedire tutto ciò si combatta una guerra? C’è forse qualcuno che ritiene che Papa Odescalchi invece di incrociare le armi avrebbe dovuto dialogare con Maometto V? O aprire un tavolo? Sobieski o Eugenio di Savoia avrebbero dovuto guidare una missione umanitaria piuttosto che attaccare gli assedianti? Magari attenendosi pedantemente alle regole di ingaggio, tanto di moda durante la guerra dell’Iraq? Ma soprattutto, crediamo davvero che il dialogo, i tavoli, la predicazione della pace, le missioni umanitarie avrebbero fermato la spinta espansionista dell’Islam, la sua guerra non a caso definita santa?

Rodolfo Ridolfi

Attualità della Battaglia di Lepanto

25° anniversario della caduta del Muro di Berlino

Rodolfo Ridolfi*
Abbiamo voluto fondare il nostro movimento, Azzurri del’94 con Silvio Berlusconi, proprio il 9 novembre del 2012 anche perché fra i principi fondanti di Forza Italia c’è la libertà e la lotta all’ideologia comunista che sopravvive, insieme alle altre totalitari, come negazione stessa delle basi della nostra civiltà. Ancora oggi circola in Italia e in Europa, l’idea che il comunismo sia stato un modello in se stesso buono, che però ha trovato una cattiva applicazione. No, il comunismo era ed è intrinsecamente sbagliato perché nega la natura umana ed è stato, con il nazismo, l’impresa più disumana e criminale della storia dell’umanità. Il crollo del muro di Berlino ha segnato la fine dei regimi comunisti nell’Europa centrale ed orientale. Purtroppo non ha significato la fine di tutti i regimi comunisti nel mondo. Ma il comunismo non sopravvive soltanto in Cina o nella Corea del Nord, il comunismo continua a sopravvivere anche in Italia spesso camuffato riconoscibile per il modo di essere, di molti, comunisti senza comunismo rinnegando le proprie idee ed il proprio passato, ignorando colpevolmente l’evidenza delle decine di milioni di vittime del comunismo, come se fossero semplici dettagli della storia; e allo stesso tempo mantenendo i metodi di lotta politica: quello di considerare gli avversari dei nemici da eliminare, moralmente e politicamente, con la “verità” che conviene al partito, con l’uso politico della giustizia, imponendo, in un intreccio con i poteri forti, anche a livello europeo, l’egemonia sulla società civile, sull’economia, sulla scuola, sull’informazione. Per questo ci piace sottolineare come la notte fra il 9/10 novembre 1989, momento storico della caduta del Muro di Berlino rappresenti, nel comune sentire di tutta l’Europa dei popoli, la stagione della liberazione dal regime comunista, che, imposto in tanti Paesi di antica civiltà e cultura, li aveva precipitati nel sottosviluppo ed allontanati dalla comune matrice europea. La caduta del Muro di Berlino ha lo stesso valore simbolico ed integra la liberazione dalla guerra, dal nazismo e dal fascismo che ricordiamo doverosamente tutti gli anni il 25 aprile. Il 9 novembre è qualcosa di più di una ricorrenza, può essere la prima significativa festa dell’Europa. L’allargamento dell’Unione, la nascita dell’euro, fra l’altro non condivisa da tutti gli Stati Europei, l’applicazione dei trattati di Maastricht e dei successivi, sono solo dei momenti importanti, di una costruzione sovranazionale che non può limitarsi alla libera circolazione delle merci, delle persone Infatti l’edificio europeo dovrebbe essere fatto di istituzioni comuni senza egemonie e prevaricazioni, capaci di valorizzare radici storiche e culturali che sono già, nella coscienza dei diversi popoli e dei singoli Paesi, ben vive e riconoscibili. Ebbene, il 9 novembre di ventiquattro anni orsono, il “giorno del muro”, l’Europa si è identificata nel suo valore primo che è quello della democrazia e si è fondata nella comune aspirazione dei suoi cittadini alla libertà. Per la prima volta, dal Nord al Sud e dall’Atlantico agli Urali, l’Europa si è riconosciuta tutta nel valore della libertà, che si è affermato come valore primario e condizione per l’esistenza di ogni altro. C’era stata quaranta quattro anni prima un’altra indimenticabile vittoria della libertà: l’8 maggio 1945 giorno della resa del nazismo (in Italia il 25 aprile), ma questa aveva liberato dalla tirannide solo la parte occidentale del continente. Come avrebbe riconosciuto per primo Wiston Churchill nel famoso discorso di Fulton: “da Trieste a Stettino una cortina di ferro era calata a separare l’Europa”. A cinquanta sei anni dalla firma del Trattato di Roma di De Gasperi, Adenauer, Schumann e Spaak, La giornata del 9 novembre può essere a pieno titolo il simbolo continentale di un’Europa che si riconosca come unità di popoli. L’Italia e l’Europa, hanno il dovere di ricordare, soprattutto alle giovani generazioni, quello storico avvenimento che ha determinato la prospettiva di un mondo migliore, il più importante e significativo avvenimento della ultima parte del ventesimo secolo. Io stesso fra i primi in Italia, da consigliere regionale, mi sono mosso con progetti di legge ed iniziative politiche tese ad istituire una festa per la liberazione dal comunismo in Europa con il Progetto di legge del 27 gennaio 1998, riproposto il 24 settembre 1999, il 7 giugno 2000, l’1 settembre 2003 ed il 28 ottobre 2005, ma la sinistra emiliano romagnola ha sempre respinto le mie proposte.
*Coordinatore di Azzurri del’94 con Silvio Berlusconi

Hera Ora

L’Hera ora
di Rodolfo Ridolfi

Il servizio televisivo di Milena Gabanelli su Hera ha suscitato un certo clamore e anche sorpresa ma non in chi molte denunce le aveva raccontate e raccolte nel libro “Le coop rosse” nella parte dedicata a Hera e che Report otto anni dopo scopre e riporta in superfice. Muovendo da questa riflessione ripropongo alcune considerazioni contenute nel libro:
Hera è inquadrabile fin dall’origine in un intreccio sempre più tentacolare tra coop rosse, partito (Pci-Pds-Ds-Pd) e governo. In questo intreccio gli interessi, le strategie e gli uomini si sovrappongono fino a confondersi. Una realtà dove la coop finanzia il partito prima delle elezioni, il partito poi forma la giunta locale o il governo nazionale e tra i suoi primi atti vi è il finanziamento delle coop con il denaro pubblico, il coinvolgimento nei grandi appalti, a volte perfino nelle grandi operazioni definite con accordi internazionali.
Un esempio per tutti, quello della Hera Spa, che ha le coop nel dna e nel cda

Come è nata e si è costituita Hera? La letteratura ricorda che le sfide del terzo millennio, tra le quali vale la pena annoverare la produzione energetica, la gestione della risorsa acqua e la problematica ambientale legata allo smaltimento dei rifiuti, convincono, nel 1999, il ministro dell’industria Pier Luigi Bersani (che prima ricopriva la carica di Presidente della Giunta della Regione Emilia-Romagna), assecondando le sfide europee, a liberalizzare il mercato dell’energia. Il suo successore, Enrico Letta, provvederà in seguito a liberalizzare quello del gas. Il combinarsi di alcuni fattori (tra i quali l’appartenenza di quasi tutte le municipalizzate a Comuni ed autonomie locali governate da una maggioranza di sinistra e la necessità di dare nuovo respiro al mondo cooperativo nella Regione Emilia-Romagna) ci ha fatto sorgere il convincimento che Hera spa altro non sia che lo sviluppo del modello economico emiliano-romagnolo, un intreccio ed una riconversione di quel modello fondato sulle cooperative, che non si accontenta più di operare in ambito regionale, ma che aspira a colonizzare l’Italia a colpi di Opa, borsa, salotti buoni e business dei rifiuti. Dal 2000 il Presidente della Giunta della Regione Emilia- Romagna è Vasco Errani, che opera in continuità con la politica iniziata da Bersani, e persevera nel forte impegno teso a varare una serie di leggi funzionali alle esigenze concrete di questo nuovo “capitalismo rosso”. Così ecco che il 1° novembre Il ministro dello Sviluppo Pierluigi Bersani, nelle vesti di stratega del sistema coop, con un disegno lucido quanto ambizioso vuol fare di Hera Spa il nucleo forte di un nuovo modello di capitalismo rosso nel settore dei servizi pubblici. In pratica, una terza filiera da affiancare alle Coop (distribuzione commerciale) e all’Unipol (finanza e assicurazioni) per garantire al Pci-Pds-Ds un retroterra economico sempre più solido, assai utile per affrontare i costi della politica, ma anche un ruolo di player tra i cosiddetti “poteri forti”. L’esecutivo guidato da Berlusconi era accusato dalla sinistra di fare leggi ad personam, ma la sinistra fa di peggio: vara leggi ad aziendam. Quando si occupa di tv, lo fa per punire Mediaset (progetto Gentiloni), quando invece legifera su alcuni business (farmaci, utilities, energia), premia le coop e le Iri locali,

Ma come abbiamo documentato il risultato è esattamente l’opposto: tariffe più elevate che in altre città e massima scontentezza delle associazioni dei consumatori, talvolta perfino di alcuni esponenti diessini che (vedi le denunce del segretario provinciale ds di Rimini, Riziero Santi) arrivano a definire Hera Spa “un mostro nato soltanto per fare business, una società a cui non frega niente dei problemi del territorio e della qualità dei servizi, aumenta le tariffe, non fa investimenti, sfrutta e licenzia i propri dipendenti, mentre il management è costituito da una schiera di privilegiati che pensano solo al successo personale”.
Abbiamo scritto che Hera, nata purtroppo anche con l’avallo di ambienti bolognesi (e non solo) di centrodestra (sicuramente il ministro dell’ambiente del Governo Renzi, Galletti, Udc), è un groviglio, dove sono protagoniste le ex municipalizzate, intrecciate in un sistema molto complesso e ripetitivo di scatole cinesi. Un sistema al limite della normativa comunitaria sulla libera concorrenza, sui monopoli, sulle gare ad evidenza pubblica nell’affidamento dei servizi. Abbiamo scritto che nonostante Hera abbia guadagnato nelle operazioni di borsa, le tariffe applicate ai cittadini non hanno mai subito sensibili variazioni positive. I servizi erogati sono sicuramente peggiori rispetto a prima ed a questo si aggiunge anche qualche incidente che ha inquinato le terre della Romagna. Come nel settembre 2004 quando “i militari dell’Arma scoprirono fanghi pericolosi smaltiti illegalmente nei terreni agricoli circa 4.000 tonnellate causando il pericolo concreto di inquinamento dei terreni, di contaminazione delle acque e delle coltivazioni di vegetali destinati alla catena alimentare”.

Sono passati molti anni oggi c’è Renzi ma come possiamo verificare, forse il caso, o la continuità del disegno economico politico, fanno sì che Ministro del lavoro sia il numero uno delle coop rosse e al ministero dell’ambiente ci sia l’assessore UDC Galletti che è stato assessore al bilancio 1999 al 2004 con il Sindaco Giorgio Guazzaloca.

Poteri rossi marci

PARTITO DEMOCRATICO E MUTAZIONI COOP
di Rodolfo Ridolfi
Il Partito Democratico avanza e il modello cooperativo deve essere sintonizzato con la nuova immagine, ed allora il pistolotto di rito: “Oggi questa funzione deve rivolgersi a realtà sociali che stentano a venire a contatto con l’esperienza cooperativa”a questi valori diceva e dice, molto probabilmente, di ispirarsi la coop 29 giugno di Roma, come tutte quelle che aderiscono e pagano i contributi a Lega Coop attraverso il Consorzio nazionale di servizi e si rivolgono (…) a larghi strati della comunità locale che vogliono calmierare i costi di servizi pubblici quali, ad esempio, l’erogazione di energia e di acqua o accedere a servizi di tipo sanitario, assistenziale o educativo con determinati standard qualitativi o fornire risposte efficaci a chi soffre di un lavoro irregolare o sommerso. .La verità secondo gli inquirenti potrebbe essere che la Coop 29giugno grazie agli appalti pubblici conseguiti con metodi illeciti, ha conquistato una solidità patrimoniale che molte imprese italiane possono solo ambire. Tant’è vero che, a fronte di 18,9 milioni di affidamenti bancari, al 31 dicembre dello scorso anno ne risultavano utilizzati meno di 8,2 milioni, ossia il 43 per cento. Buzzi, nell’assemblea del maggio scorso, non mancò comunque di ringraziare i partner finanziari per la loro “vicinanza” citando “Banca Prossima, Banca Etica, Unipol Banca, Coopfond e Cooperfactor” .La inquietante vicenda, non la prima, che vede coinvolte le coop rosse, come scrive Vittorio Macioce “sembra la tangentopoli dei «buoni». Al centro di tutto ci sono i classici temi della solidarietà, del bello, dell’ambiente… si occupano del verde pubblico, della raccolta differenziata, di case popolari, di immigrati, di campi rom. E lì tessono affari, si spartiscono la torta, fanno mangiare i politici, piazzano questo o quello sulla poltrona giusta per continuare a fare i soldi sull’accoglienza, sulla fraternità, sugli ultimi. Lo teorizzano. Sopra ci sono i vivi, quelli che contano, c’è il potere, ci sono i soldi, sotto ci stanno i morti, i fantasmi, gli invisibili, in mezzo ci sono loro, c’è tutto il peggio della destra e della sinistra sociale. Il compagno Buzzi è uno dei protagonisti …Il suo “gruppo” di coop fattura 60 milioni di euro l’anno, sedici realizzati solo con le attività di accoglienza immigrati… È Buzzi che ogni mese avrebbe pagato, secondo la Procura, l’ex capo segreteria di Veltroni, poi passato alla Provincia: cinquemila euro al mese per indirizzare gli immigrati verso i centri di accoglienza gestiti dalla coop. Per molti autorevolissimi esponenti del Pd Buzzi e la sua coop sono da incontrare visitare e sostenere, non soltanto per il ministro Poletti ma anche per Ignazio Marino, la renzianissima onorevole Simona Bonafè e l’onorevole Micaela Campana amica di Salvatore Buzzi. Da anni siamo impegnati in una sfida per difendere le cooperative autentiche e non contaminate dalle mutazioni, le distorsioni e le deviazioni che in maniera così evidente il grande intreccio, al limite della identificazione, fra coop rosse, giunte rosse e Pci-Pds-Ds-Pd ha determinato. Allo stesso tempo denunciamo il macroscopico conflitto d’interessi che questo intreccio determina nell’economia, nella società e nella politica. I nostri obbiettivi sono il ritorno alle origini riformiste delle cooperative (avversate dai comunisti fino a quando non se ne impadronirono); la lotta al protezionismo di stato e di partito che le coop rosse rappresentano nell’economia italiana ed il ripristino della libertà del mercato e delle stesse regole sulla concorrenza che le coop rosse hanno alterato. Le coop della grande distribuzione e quelle di produzione e lavoro pagano un terzo delle tasse delle imprese private che operano negli stessi settori. Nessuno meglio di chi vive in una Regione rossa avverte il soffocamento di un regime che pretende che i cittadini facciano la spesa alla coop, facciano il pieno di carburante alla coop, comprino il giornale alla coop, acquistino i farmaci alla coop, si facciano barba e capelli alla coop, affidino i loro risparmi alla coop, nella coop sottoscrivano le polizze assicurative Unipol, per la costruzione della casa si rivolgano alla cooperativa, mangino alla mensa cooperativa, telefonino con “coop voce”, affidino le pulizie alla coop, si servano delle cooperative di professionisti, prendano i taxi e gli autobus delle cooperative, agli incroci si facciano pulire i vetri dai lavavetri coop, cantino e ballino in cooperativa e utilizzino perfino i servizi funebri coop.
Walter Veltroni, quando era il leader del Partito democratico, alle coop rosse ha detto: “solidarietà e impegno imprenditoriale fanno della cooperazione un elemento naturale di questa società, quel valore aggiunto di cui c’è un gran bisogno”. Che scienziato!
“Le cooperative sono un elemento della varietà biologica del sistema imprenditoriale nazionale un concetto che, con non poche difficoltà, stiamo cercando di far comprendere anche alla Commissione Europea, con la quale stiamo interloquendo sulla questione della normativa fiscale delle cooperative.” sosteneva Bersani, e al Congresso Nazionale delle coop rosse. Fassino, disegnò la necessità di trasformare le coop rosse in cooperative bianco-rosse da ricondurre al Partito Democratico, «se nascono nuovi soggetti politici (Partito Democratico) è un po’ difficile pensare che nulla cambi anche all’interno di organizzazioni come le cooperative». Il processo di unificazione o di federazione deve essere avviato senza titubanze di sorta, di pari passo, con «la sfida che il partito democratico vuole lanciare, creare cioè un soggetto che sappia prendere le redini del Paese». Finalmente chiarito cosa significasse «I cooperatori protagonisti del futuro italiano».Tuttavia di pagare le tasse e di ritrovare l’anima della socialità e della mutualità nessuna traccia significativa.
Nel mio libro, “Le coop rosse” nel capitolo 12 “La verità è ciò che conviene al Partito”, rilancio il dibattito sulla natura della Legacoop, sulla coerenza delle cooperative associate ai principi fondanti della socialità e della mutualità, sulla compatibilità di molte di loro allo spirito dell’articolo 45 della Costituzione. Le coop rosse predicano bene e razzolano male! I documenti ufficiali contengono affermazione suggestive ed enunciazioni di principio che contrastano palesemente con l’effettiva e quotidiana prassi delle coop rosse. «Un mercato pluralistico, garanzia di efficienza ed equità. Un mercato di sole imprese lucrative non è né democratico né efficiente. Così come non lo sarebbe un mercato di sole imprese cooperative». Siamo d’accordo! Peccato che, purtroppo, ci siano intere regioni italiane (quelle rosse!) dove questo pluralismo economico è ampiamente e quotidianamente violato dalle Giunte Rosse. «Un mercato aperto ed inclusivo (…) Noi siamo per un mercato, in cui la concorrenza costituisca stimolo per l’innovazione e la ricerca, in cui vigano regole ed operino istituzioni che assicurino il buon funzionamento dei mercati stessi» sostengono i compagni delle coop. Parole che stridono in bocca a chi concretamente si caratterizza come monopolista e riceve, da sempre, consistenti «aiuti di Stato», giustificati da un riferimento alla Costituzione ormai poco convincente.. E Renzi cosa dice e soprattutto cosa fa. Non è che Salvatore Buzzi presente alla sua cena lo ha agevolato con i rom portati a votare alle primarie, o usando le cooperative sociali come serbatoio di voti. Sarebbe veramene uno schifo

7 dicembre 2014

Coop Rosse predicano bene e razzolano come al solito

Pietro Nenni


Rodolfo Ridolfi*

Pietro Nenni scriveva nel suo ultimo articolo “Rinnovarsi o perire” “Tutto è in questione, tutto è posto di fronte all’alternativa di rinnovarsi o perire”, un invito, un ammonimento. Certo è che, letta trenta cinque anni dopo, la frase di Nenni mantiene intatta la sua grande forza ideale e morale. Pietro Nenni moriva trentacinque anni orsono il 1 gennaio del 1980, quando ormai il PSI era saldamente nelle mani del suo delfino, Bettino Craxi. Il PSI sotto la guida di Bettino Craxi intraprenderà la stagione della sua modernizzazione attraverso il percorso del “socialismo tricolore” per poi concludere la sua centenaria storia sotto i colpi dei comunisti alleati con le toghe rosse. Pietro Nenni, che era nato Faenza, isola bianca della Romagna, il 9 febbraio 1891 da una famiglia umilissima e che era stato amico di Mussolini, ha rappresentato per oltre mezzo secolo la storia e gli ideali del Socialismo e del Partito Socialista Italiano. L’ultimo ricordo che ho di uno dei “famosi comizi” di Nenni è del 1974 a Faenza nel vecchio palasport e poi al Circolo Bubani dove il vecchio leader era accompagnato proprio da Craxi. Ricordo anche con sofferenza come negli anni del “prodismo incipiente” a Faenza i catto-comunisti delle coop bianche e rosse volessero addirittura cancellare Piazza Pietro Nenni e come noi socialisti di Forza Italia ci battemmo perché ciò non avvenisse.
Bettino Craxi, Pietro Nenni e Giuseppe Saragat rappresentano l’orgoglio socialista che si riprende la rivincita storica contro il Pci e la Dc del compromesso storico. Anche Forza Italia partecipa a questo ricordo perché ha dalla sua la realtà dei numeri e dei consensi che dicono che tra coloro che votavano per il Psi il 50% sceglie Forza Italia, il 20% si astiene e il restante 30 è diviso tra PD e gli altri partiti. Parlare di Nenni significa parlare anche degli anni del frontismo e della peculiare e paradossale situazione di fine anni ’40 quando Nenni e il Psi avevano i voti e i militanti, Saragat e il Psdi la classe dirigente e i quadri intermedi. Nella primavera del 1947 De Gasperi si recò negli Usa ed al rientro estromise comunisti e socialisti dal governo varando una formula di governo quadripartito centrista composta, oltre che dalla Dc, dai repubblicani di Pacciardi (Pri), dai liberali di Einaudi (Pli) e dai socialdemocratici di Saragat (Psli) che assumerà la Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri. Dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria (1956) magnificata da Giorgio Napolitano, Nenni si riavvicinò a Saragat, proponendo ed ottenendo la riunificazione tra le due diverse anime del socialismo italiano e, dopo aver intrapreso la via dell’autonomismo, giunse a collaborare al governo con la DC di Fanfani e di Moro, con il PSDI di Saragat ed il PRI di Ugo La Malfa come vice presidente del consiglio e poi ministro degli esteri. Subì a sinistra la scissione del Psiup (1964) ma avviò nel 1966 la riunificazione con il Psdi di Saragat, destinata però a durare solo tre anni. Oggi possiamo tranquillamente affermare che la posizione antisovietica di Saragat fu assai lungimirante e vincente e poi confermata, nell’ultimo decennio del Novecento, dagli stessi avvenimenti storici. Saragat assunse ben presto posizioni riformiste moderate e filoatlantiche in contrasto con tutti gli altri partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti d’Europa aprendo la strada all’autonomismo nenniano ed al riformismo craxiano. De Gasperi, Saragat, La Malfa il 18 aprile 1948 sconfissero, il Fronte Democratico Popolare, con Berlusconi i socialisti sconfiggeranno nel ’94 la gioiosa macchina da guerra di Occhetto ed ancora fermeranno i catto-comunisti nel 2001 e nel 2008 sempre con Silvio Berlusconi. Il più grande errore di Nenni, fu la lista unitaria composta, dal Pci, dal Psi e da alcuni ex esponenti del Partito d’Azione, che fortunatamente ottenne uno scarso 32% dei consensi. In questa competizione elettorale Giuseppe Saragat si presentò alla guida di una lista, composta dal suo Psli e da alcuni ex membri del Partito d’Azione che non avevano aderito al tandem Togliatti-Nenni, con il nome di Unità Socialista conquistando un eccellente 7 % di voti: questo fu il più significativo risultato mai conseguito dai socialisti riformisti prima di Craxi. Saragat fu uno dei sostenitori dell’apertura ai socialisti di Nenni che dopo i fatti d’Ungheria del 1956, avevano abbandonato l’opzione frontista con i comunisti di Togliatti. Contro Saragat e Nenni e poi contro Craxi, che hanno lasciato morire ad Hammameth, si scateneranno le ire e le accuse di tradimento della classe operaia, dei comunisti, che oggi in maniera ipocrita e strumentale sono anche disponibili, incoraggiati dai “socialisti opportunisti con la sindrome di Stoccolma”, ad usurparne l’eredità e a riproporre il fronte popolare e il compromesso storico con Renzi, Napolitano, Prodi e compagnia cantante.
*Coordinatore di Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi

Attacco islamico al giornale satirico Charlie Hebdo

Attacco islamico al giornale satirico Charlie Hebdo, un attacco alla libertà di pensiero della Francia e dell’Europa tutta. Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere” (Oriana Fallaci)

E da molto tempo che sosteniamo la necessità di una guerra culturale nei confronti della minaccia totalitaria che nuota tranquilla negli ambiti dell’islam delle nostre moschee a prevalenza fondamentalista ed oggi l’ attentato di Parigi ad opera di terroristi islamici ci impone il dovere di essere intransigenti nella tutela della sicurezza interna e nell’intervento esterno, senza escludere alcuna opzione, contro il pericolo rappresentato dalle varie denominazioni jihadiste. Questo è il modo migliore di esprimere profondo cordoglio per le vittime francesi. Nessuna cedevolezza e comprensione per chi professa in Italia la sharia e la sua diffusione è più ammissibile. Da tempo le condizioni dello scontro fra Islam ed Occidente sono nuovamente di drammatica attualità, Madrid 2004, Londra 2005, Tolosa 2012; è senza fine l’elenco degli attacchi dei fondamentalisti jihadisti contro il Vecchio Continente. I cristiani sono perseguitati in maniera sistematica, le vicende prima della Libia, dell’Egitto, della Siria e poi Jhadisti legati ai tagliagole del Califfato autoproclamato dell’Iraq e del Levante e fedelissimi alla guerra santa per l’Islam a casa nostra, sono lì ad attestare che siamo nuovamente in guerra forse la terza guerra mondiale come ha accennato Papa Francesco. Per questo “Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere” (Oriana Fallaci). Di nuovo la sua verità la sua intransigenza ed il suo insegnamento sono rimpianti da molti, anche da quella sinistra supponente e salottiera che non la sopportava anche se non ha il coraggio di intitolarle strade e piazze. Il relativismo anche in Europa ed in Italia rinnega i costumi millenari della nostra storia ma il suo insegnamento alla faccia degli ipocriti sinistri e dei catto opportunisti rimane di straordinaria attualità là dove sottolinea lo svilimento dei valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia e come sia deleterio predicare l’uguale valore di tutte le culture. Si lascia senza guida e senza regola l’integrazione degli immigrati, si consente l’illegalità diffusa dei rom . Per superare questa crisi abbiamo bisogno di più impegno e di più coraggio sui temi della nostra civiltà Di fronte alla nuova aggressione dei Jhadisti, la nuova flotta islamica, gran parte dell’occidente sembra aver perso ogni riferimento all’orgoglio di appartenere ad un mondo libero. Molti di sinistra dopo l’11 settembre se la sono presa con chi difende i valori cristiani e occidentali piuttosto che con i fondamentali Rodolfo Ridolfi

Documento approvato dal Coordinamento di Azzurri’94

Documento approvato dal Coordinamento di Azzurri’94
Gli Azzurri ’94 sono impegnati in questa critica transizione politica a rilanciare gli ideali di Forza Italia nel quadro dell’impegno preso con gli italiani. Pronti senza incertezze a rappresentare i bisogni e le sofferenze del nostro popolo con la consapevolezza di essere dalla parte dell’Italia migliore e dalla parte giusta della storia. La nostra attenzione politica deve essere indirizzata: alle famiglie oppresse dalle tasse, costrette a vedere i propri figli in balìa della disoccupazione, agli uomini e alle donne delle piccole e medie imprese schiacciati da una politica economica di austerità senza senso, vessati da uno Stato spesso non amico e da un carico fiscale e tariffario odiosamente iniquo e incivile, ai nostri concittadini, costretti a vivere nell’insicurezza per la politica scriteriata di immigrazione di questo governo e dell’Europa. La nostra risposta deve ripartire dal popolo con Berlusconi. Dobbiamo respingere qualsiasi lusinga degli opposti e opportunistici gregariati a favore di Pd o Lega. Dobbiamo riprendere il cantiere delle idee e dei programmi. Senza sudditanze verso nessuno. E’ anche questo un modo di prepararsi all’ “effetto 8 marzo” ed alle elezioni comunali del maggio 2015. Il rientro in campo Silvio Berlusconi senza i vincoli alla sua libertà di movimento e di parola, sposterà il vento della politica italiana. E’ il tempo di una rinascita. Renzi per chi ancora non lo sapeva o non ci credeva ha dimostrato chi è. Innovatore a parole conservatore e restauratore della vecchia politica nei fatti. Bisogna tornare a rappresentare quel blocco sociale e di valori, di interessi e ideali, che è il ceto medio. Berlusconi nel 1994 ha posto le premesse di qualcosa che deve ancora compiutamente – con la sua presenza e guida – definirsi nell’epoca attuale del renzismo accaparratore di qualsiasi postazione pubblica che soffoca di tasse ciò che è privato. Abbiamo la responsabilità di costruire qualcosa di solido e davvero alternativo a Renzi e al suo Partito democratico ben al di là dei richiami generazionali. Un patto delle buone idee e della buona politica che richiami tutti coloro che hanno filo a tessere, non trame di potere, ma la stoffa di programmi e di idee per voltare pagina. L’elezione del Presidente della Repubblica è stato l’ultimo episodio di tracotanza che corona un anno di forzature estenuanti. In quest’ultima vicenda Renzi, in maniera ostentata, ha superato il limite della decenza privilegiando la sistemazione della propria bottega di Partito sull’unità e sul largo consenso previsti dalla Costituzione per la scelta del Capo dello Stato. Non ci sono rese dei conti da mettere in atto contro chi tra noi avrebbe sbagliato. Nessuno strumentalizzi questa vicenda amara per ricavarne vantaggi meschini. E’ Renzi che ha fallito e ne renderà conto al popolo sovrano. Per senso di responsabilità, dinanzi alla necessità inderogabile di modernizzare le istituzioni, abbiamo accettato l’inaccettabile per i nostri immediati interessi, pur di non chiudere il cantiere delle riforme elettorali. Lo scopo era quello di consentire l’evoluzione in senso bipolare del sistema e garantire a chi fosse scelto dal popolo sovrano di governare davvero, nel rispetto e con la collaborazione di un Parlamento più snello. Mano a mano, con 17-18 cambiamenti spesso peggiorativi, pur di non affossare le riforme, abbiamo dato il nostro assenso alle proposte del governo. Ma Renzi sta cercando di svuotare le riforme piegandole alle sue ambizioni pericolose per la democrazia. Renzi, che nessuno ha eletto, figlio di un complotto di palazzo come fu per Monti ha usato e usa una maggioranza composta di 148 deputati abusivi e di altri parlamentari eletti sotto il simbolo di “Berlusconi Presidente” per occupare tutto l’occupabile. Confermando di essere fuori dai canoni di una democrazia occidentale, che è fatta di pesi e contrappesi. Questo disegno antidemocratico, conviene ricordarlo, si sta compiendo grazie a un Parlamento frutto di un premio incostituzionale, sulla base di una presunta prevalenza della coalizione di centrosinistra dello 0,37 per cento (presunta, certo: gli esperti assicurano che nei seggi c’è stato uno spostamento di schede da destra a sinistra intorno al milione). D’ora in poi, Opposizione integrale e seria. Non è più tollerabile che le redini del governo siano affidate a chi, con sicumera e prepotenza, lo sta trascinando nel disastro economico, democratico, morale.
Rodolfo Ridolfi; Gabriella Bianchi-Rimini; Liborio Cataliotti-Reggio Emilia; Gino Ferretti-Parma; Adolfo Morandi-Modena; Vincenzo Galassini-Ravenna; Werner Argellati-Piacenza; Paola Peruffo, Luciano Tancini, Marco Mattarelli-Ferrara; Gianni Ottaviani,Daniele La Bruna-Forlì; Giancarlo Mazzoli,Valerio Stanziani-Bologna

Presentato a Palazzuolo, in occasione delle celebrazioni del 25 aprile, il libro di Rodolfo Ridolfi: “Domenico Vanni Sovversivo per la Libertà”.

Presentato a Palazzuolo, in occasione delle celebrazioni del 25 aprile, il libro di Rodolfo Ridolfi: “Domenico Vanni Sovversivo per la Libertà”.

sabato 25 aprile 2015 è stata commemorata la Liberazione a Palazzuolo sul Senio con l’evento organizzato dall’Associazione culturale compagnia “L’IncoNpiuta” in collaborazione con l’Associazione culturale “Palazzuolo per le Arti” ed il patrocinio dell’Amministrazione Comunale.

Nella sala del Museo delle genti di Montagna dove è stata allestita una piccola mostra di oggetti bellici e di foto e documenti d’epoca, alla presenza del Sindaco Cristian Menghetti, Gipo Poli. dall’associazione culturale compagnia “L’IncoNpiuta” ha introdotto la presentazione del libro “Domenico Vanni. Sovversivo per la libertà” di Rodolfo Ridolfi. L’autore nel corso del suo intervento ha sottolineato come “Domenico Vanni, sostenuto dalla sezione socialista Spartaco, dalla Lega Operaia, dalla Lega Proletaria e dalla Lega Gruppo Operaio di Palazzuolo di Romagna, guidata da Gino Lombardi, venne eletto, a trentun anni, alla Deputazione Provinciale di Firenze, la prima a maggioranza socialista. Riportò 665 voti contro i 570 del liberale Giuseppe Baldesi, che era stato sindaco di Marradi dal 1908 al 1910 ed i 562 dell’avvocato clericale Giuseppe Stanghellini di Palazzuolo di Romagna.

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E poi ancora Domenico Vanni che il 25 aprile del 1944 fu protagonista insieme ad altri eroici resistenti del salvataggio di quattro aviatori americani abbattuti a Pian delle Fagge in Comune di Palazzuolo di Romagna, riuscì più volte a sottrarsi alla cattura che non potè evitare proprio il 25 maggio quando cadde in un’imboscata mentre si recava a vettovagliare gli americani e a Palazzuolo sul Senio a portare, come d’abitudine, l’Avanti! lo arrestarono,lo tradussero a Villa Triste, in Via Bolognese a Firenze, lo incarcerarono alle Murate, fu trasferito l’11 giugno al campo di concentramento e transito di Fossoli (Carpi) Polizei-und Durchgangslager delle SS per essere deportato a Mathausen come i palazzuolesi: Massimo Biagi diciottenne (4 settembre 1926) matricola 76247, impiegato, trasferito ad Ebensee dove morì il 21 marzo 1945. Giuseppe Donatini nato a Palazzuolo di Romagna il 31 maggio del 1917, fabbro arrestato il 30 maggio matricola 76321 trasferito ad Ebensee dove morì il 21 aprile 1945. Ubaldo Galeotti nato a Palazzuolo di Romagna, il 5 luglio 1886 avvocato matricola 76349 Kommando, sottocampo di Melk, Abazia di Melk quella del film “Nel nome della rosa”…

Presentate a Bellaria le Convention di Marradi e Bellaria

Incontro Stampa di presentazione dei due prossimi eventi di luglio e settembre
Nella incontro stampa di presentazione delle prossime Convention degli azzurri Bellaria svoltosi a Bellaria-Igea Marina presso il Polo Est -v.le Panzini ore 12.00 alla presenza di: Filippo Giorgetti (pres. Cons. Com. di Bellaria), Gabriella Bianchi Pezzuto (coord. Regionale Seniores) Marco Lombardi, Roberto Maggioli, Loretta Scaroni ed i consiglieri Comunali Zanotti e Ceccarelli, Rodolfo Ridolfi ha sottolineato come “Bellaria sia indubbiamente la capitale di Forza Italia in Romagna qui gli azzurri, grazie naturalmente al Sindaco Ceccarelli, al Vice Sindaco Maggioli, all’intelligenza ed alla credibilità politica di Filippo Giorgetti, oggi Presidente del Consiglio Comunale, e all’ assessore Scaroni hanno saputo reggere allo “tsunami” del PD nel 2014 e riconquistare al primo turno il Comune con l’unità del Centro-Destra che ha conseguito il 55%. Un modello che si ripropone oggi e che meriterebbe a livello regionale e nazionale di essere maggiormente valorizzato e rappresentato. Alla luce dei risultati Bellaria è per il centro-destra in Romagna come Pietrasanta in Toscana un modello che nelle elezioni di maggio ha visto il successo del centro-destra unito intorno agli azzurri.” Esperienze che Azzurri ’94 auspicano possano essere di ausilio e buon auspicio affinchè Rimini possa completare l’opera di tingere di azzurro, di dinamismo e capacità amministrativa la costa da Cesenatico a Riccione passando da Gatteo e Bellaria Igea Marina.
Azzurri ’94 terrà la sua 13^ Convention a Marradi, il 25 luglio, nella Romagna toscana, in provincia di Firenze, roccaforte con il suo 16% di Forza Italia alle regionale del maggio scorso. Arriveranno da molte regioni ci saranno alcuni azzurri’94 protagonisti del clamoroso successo di Arezzo, una Convention di Popolo per ribadire l’unità dei moderati a trazione berlusconiana, pronti a rilanciare l’Altra Italia per governare il Paese rispetto alla disastrosa stagione renzista. A settembre sarà Bellaria la location destinata ad ospitare al Polo Est la 14^ Convention degli Azzurri ’94 che definirà il contributo dell’Associazione, nata nel 2012 per difendere il progetto liberale di Silvio Berlusconi di unità di un centro-destra che oggi si trova nella fase di “stato nascente”.

Forza Italia, Azzurri ’94 sceglie Marradi per la sua convention

Intorno alle 20.30 Brunetta e Bergamini in collegamento telefonico

Marradi ombelico dell’universo azzurro: accade il prossimo sabato 25 luglio grazie alla convention nazionale dei berlusconiani di Azzurri ’94, l’associazione fondata nel 2012 la quale per il terzo anno consecutivo sceglie la località a cavallo tra Toscana e Romagna per il suo meeting di quasi mezza estate.
E a questo primo appuntamento di Azzurri ’94 dopo la tornata elettorale delle regionali non poteva mancare colui che per Forza Italia ne è stato il protagonista come candidato presidente, ovvero Stefano Mugnai che oggi è capogruppo di Fi in Consiglio regionale e anche coordinatore regionale del partito in Toscana. A lui spetterà il compito di concludere con il suo intervento la sessione serale del meeting. Si tratta dell’iniziativa dal titolo Un’altra Italia per l’unità della nazione prevista a partire dalle ore 19 all’Albergo Ristorante Il Lago di Marradi.
Prima di quello di Mugnai si susseguiranno altri interventi: si comincia con il saluto del capogruppo di Forza Italia nell’Unione dei Comuni del Mugello Mauro Ridolfi e del neocoordinatore provinciale di Forza Italia Paolo Giovannini, dopodiché prenderà la parola la candidata di Fi alle regionali Silva Gurioli che ha all’attivo un risultato elettorale straordinario: il migliore nella provincia di Firenze. A lei l’onore di aprire la XIII Convention di Azzurri ’94. Ancora, il microfono passerà a Lucia Tanti, volto familiare per la kermesse dell’Alto Mugello e oggi assessore al Comune di Arezzo dove il centrodestra ha riportato una vittoria storica. Interventi d’onore quelli – in collegamento telefonico intorno alle 20/20.30 – del Presidente del Gruppo Forza Italia alla Camera on. Renato Brunetta e della responsabile comunicazione di Forza Italia on. Deborah Bergamini.
Oltre ai passaggi squisitamente politici, tra analisi del voto e prospettive di Forza Italia e del centrodestra in Toscana, l’intervento di Mugnai avrà passaggi significativi sulla drammatica vicenda della cooperativa mugellana Il Forteto, i cui vertici sono stati condannati in primo grado poco più di un mese fa con pene fino a 17 anni per maltrattamenti e abusi sui minori affidati all’interno di quella comunità-setta. Mugnai è stato il Presidente della prima Commissione regionale d’inchiesta su questi orrori e adesso ha chiesto e ottenuto l’attivazione di una nuova Commissione che investighi il ‘secondo livello’ delle responsabilità, quello delle coperture politiche e istituzionali.
E proprio l’unità del centrodestra e il ritorno ai principi e ai valori di Fi guidata da Silvio Berlusconi sono tra gli obiettivi di Azzurri ’94, associazione che ormai conta un migliaio di aderenti soprattutto nelle cosiddette regioni rosse. «Quest’anno – spiega il patron di Azzurri ‘94 Rodolfo Ridolfi – la convention si propone di essere l’occasione per la ripresa di una forte iniziativa per l’unità del centrodestra. Forza Italia deve ripartire dal suo spirito movimentista e popolare. E’ necessario riportare gli italiani alle urne. Tutti gli italiani: arrabbiati e delusi della politica che hanno perso la speranza. Sta a noi far sì che il loro voto conti qualcosa».

Monica Nocciolini

Il primo romanzo di Raffaella Ridolfi scritto a quattro mani con Gianna Botti.


Non è stato ancora presentato ma dopo la presentazione ufficiale sarà anche nelle librerie, per ora si può acquistare on line (https://www.libroco.it), il romanzo Piano B- Giallo Mediterraneo di Gianna Botti e Raffaella Ridolfi Edizioni del Girasole, Ravenna, 2015; br., pp. 256, cm 13×20. (Girasole Narrativa). collana: Girasole Narrativa. ISBN: 88-7567-595-3 – EAN: 9788875675950 : testo in italiano Peso: 0.53 kg. Entrambe nate a Marradi nella “Romagna Toscana” come pure l’autore de “La mela di Jessica” in copertina.

Giallo Mediterraneo: così un esperto giornalista definì “Doppio delitto alla Bassona” (del Professor Nello Agusani “rifondatore”) pubblicato recentemente dalle Edizioni del Girasole.
Qui continuiamo in quel “nuovo” genere. Stavolta con due Autrici che non nascondono la loro fede politica opposta.
Finalmente un romanzo tutto contemporaneo dichiaratamente di destra!
Scritto a quattro mani. Ma che sembrano una mano sola.
Griglia formale comunicativa prescelta: email, sms, nonché citazioni da internet in nota.
Messaggini e posta elettronica (strumenti fondamentali di relazione fra le nuove generazioni e non solo) assurgono a canali quasi esclusivi di una narrazione con cui due agenti segreti (che non si conoscono) elaborano, sulla vicenda di una nota congiura di perenne attualità, un libro-rivelazione immateriale destinato ad essere rubato dalla terza immancabile “spia” che non ci pensa un attimo a materializzarlo su carta provocando clamoroso scalpore mediatico nonché il “crimine” che infine interrompe sia il racconto sia il complotto.
Raffaella Ridolfi è mamma di Riccardo. Pubblicista. Ha collaborato a numerose inchieste, scritto numerosi articoli ed editoriali e il saggio “La Battaglia delle Scalelle” . Sue poesie sono nelle raccolte Arpanet Ogni parola ha un suono che inventa mondi con recensione di Giancarlo Pontiggia e Grand Tour. Altre poesie sono nelle collane del Filo Navigando nelle parole, HAIKU tre versi per la pace. Adora Marguerite Duras e i gialli di Lindsay Davis ambientati nella Roma imperiale. Ha una inspiegabile attrazione per il Portogallo.
Gianna Botti trascorre la vita fra Roma, Parigi e Marradi, il paese natale. Nella valigia non mancano mai le scarpe da ballo, la racchetta da tennis e il PC per scrivere. I precedenti romanzi Email a quattro zampe, All’ombra del gigante (Altromondo), L’acqua della vita (Calabria), le hanno valso numerosi riconoscimenti nazionali e ben 15 premi letterari.

Conclusa l’Expo 2015. Le mie impressioni per Marradi Free News

Sono stato a Rho all’Expo 2015 e brevemente rilascio alcune impressioni a beneficio dei lettori. L’albero della vita è suggestivo anche di giorno, per posizione e architettura, Palazzo Italia assume il ruolo di Faro all’interno dell’area Expo: posto a nord costituisce il fondale scenico del viale del Cardo che attraversa tutto il sito espositivo.

Unica opera architettonica permanente all’Expo, Palazzo Italia raggiunge un’altezza di 35 metri, la vetta più alta all’interno del sito dell’esposizione universale.

Palazzo Italia è ispirato a una “foresta urbana”; la “pelle” ramificata come involucro esterno dell’edificio evoca una figuratività primitiva e tecnologica al tempo stesso. La tessitura di linee genera alternanze di luci e di ombre, di vuoti e di pieni dando vita a un’architettura-scultura che rimanda ad opere di Land Art.

L’energia della comunità è rappresentata dalla piazza interna; cuore simbolico e partenza del percorso espositivo, riunisce attorno a sé i quattro volumi che danno forma a Palazzo Italia. Vere e proprie quinte urbane, i quattro blocchi ospitano rispettivamente: la zona Espositiva (Blocco Ovest), la zona Auditorium-Eventi (Blocco Sud), la zona Uffici di Rappresentanza (Blocco Nord) e la zona Sale Conferenze-Meeting (Blocco Est).

I volumi architettonici, metafora di grandi alberi, presentano degli appoggi massivi a terra che simulano delle grandi radici che affondano nel terreno; gli stessi volumi, visti dalla piazza interna, aprendosi e allungandosi verso l’alto si liberano come chiome attraverso la grande copertura vetrata. Molto bello l’esterno discutibilissimo l’interno scale ripidissime passaggi angusti. Molto ben riuscita la sala degli specchi.

Fra gli spazi che hanno una buona architettura sicuramente il Kazakistan che è anche centrato ed interessante, la Francia per il suo meraviglioso orto mediterraneo ed i video efficaci, come pure la Spagna e l’Argentina, divertente la soluzione del Brasile molto buono il padiglione del Giappone che ha saputo coniugare ordine e precisione con allegria centrato, puntuale e funzionale il Padiglione degli States. Insieme alle molte cose positive ci sono le ombre, in particolare l’imbarazzante spazio della coop non attinente e i molti spazi da mercatino carico di souvenir ed oggetti da spiaggia di molti Paesi e soprattutto una qualità dei cibi mediocre a prezzi eccessivi.

Ottima invece la distribuzione dell’acqua attraverso le fontanelle. Perfetto l’Ufficio Stampa che ci ha accolto con cordialità ed efficienza mettendoci a disposizione tutta la documentazione necessaria.

Territori attraenti per un mondo sostenibile è il titolo del Padiglione della KIP International School che sostiene che, per nutrire il pianeta, i governi, le imprese e le associazioni devono investire per prima cosa sullo sviluppo locale. Devono dare il giusto valore al territorio, dove la gente vive e lavora insieme e può produrre gli alimenti sani di cui ha bisogno. Ma il titolo del Padiglione vuol dire anche che i territori devono essere attraenti perché la gente possa scegliere di viverci per la vivacità dei circuiti economici, la buona qualità dei servizi, le bellezze naturalistiche, la cultura, la storia e specialmente per la possibilità di partecipare alle scelte di sviluppo, assicurata dal buon funzionamento dei governi e delle istituzioni locali. Qui ho incontrato Lu Yintau general manager cinese della cultura dei bronzi di Shanghai

L’attività del Comitato per il No di Azzurri ’94

La “notte azzurra” di Forza Italia a Marradi illumina l’alternativa del centro destra

La “notte azzurra” di Forza Italia a Marradi illumina l’alternativa del centro destra
Grande soddisfazione per i dirigenti di Azzurri ’94 e di Forza Italia Marradi, per lo straordinario successo del meeting dei berlusconiani dal titolo significativo “ Uniti si vince”. Oltre 100 partecipanti si sono dati appuntamento venerdì 29 luglio scorso alla Palazzina per la XVI^ convention dell’associazione fondata da Rodolfo Ridolfi nel novembre del 2012. Quella di Marradi è stata come sempre la più rilevante manifestazione di Forza Italia in Provincia di Firenze e nel Mugello, con dirigenti eletti e militanti azzurri della Toscana e dell’Emilia- Romagna. A far gli onori di casa, Mauro Ridolfi capogruppo F.I. nell’unione dei Comuni del Mugello che ha lanciato il Progetto a guida azzurra per il ritorno del centro destra allargato alle realtà civiche al governo del Comune di Marradi nel 2018. Silva Gurioli, responsabile del Mugello e della politica internazionale ha sottolineato nel suo intervento come: “L’immigrazione, la crisi economica, la Brexit, la povertà in ascesa, la guerra sussultoria dell’Isis sono i problemi che devono essere affrontati da Forza Italia per ridare fiducia ai nostri elettori ed una nuova spinta per la riorganizzazione del Partito”.

Momenti centrali della manifestazione gli interventi telefonici del presidente del gruppo parlamentare azzurro Renato Brunetta, che ha detto fra l’altro: “I prossimi mesi saranno decisivi, ci sara’ da combattere e da vincere la battaglia piu’ importante, la battaglia della vita: quella del referendum costituzionale, quella per il ‘no’ alla ‘schiforma’ Renzi-Boschi, quella per mandare a casa un premier mai eletto dai cittadini”. Intere Regioni, Province e Comuni si stanno mobilitando con entusiasmo per il ‘no’ a questa assurda e inaccettabile riforma. Quella che stiamo conducendo tutti insieme, con passione, e’ una battaglia per la democrazia. Arriveremo sicuramente alla vittoria, ma questa e’ una vittoria che dobbiamo conquistare sui territori, tra la nostra gente, con il porta a porta, dobbiamo convincere gli incerti e gli indecisi, dobbiamo sentirci tutti, indistintamente, coinvolti. Ognuno deve dare il suo piccolo, grande, fondamentale contributo. Perche’ abbiamo l’obbligo di riportare la democrazia nel nostro Paese, abbiamo l’obbligo di salvare le nostre istituzioni repubblicane. Serve un’azione capillare che arrivi in tutta Italia” e Anna Maria Bernini vice presidente vicario di Forza Italia a Palazzo Madama : “dobbiamo sentirci tutti in campo per restituire a Forza Italia la centralità politica che le appartiene e che è l’unica strada per realizzare un progetto di governo serio, credibile e alternativo a Renzi e alla sinistra”. mauro

Apprezzatissimo l’intervento del Ministro della sanità di San Marino.

All’evento di Marradi hanno voluto essere presenti e dare un contributo molti eletti e dirigenti azzurri dell’Emilia-Romagna fra i quali: Giancarlo Mazzoli, Mariani, Gabriella Pezzuto, Vincenzo Galassini, Marco Mattarelli Amedeo Violone, Andrea Tarabusi e della Toscana: Paolo Giovannini, Claudio Scuriatti, Tommaso Villa, D’Uva e Lucia Tanti .

Stefano Mugnai capogruppo in Consiglio Regionale e coordinatore azzurro della Toscana che nelle conclusioni ha detto: “Per la nuova grande sfida che ci attende nel prossimo autunno, quella del referendum, stiamo costituendo ovunque i Comitati del NO, anzi ricordo quanto sia importante che là dove ancora non è stato fatto che ci si mobiliti con la costituzione informando e sensibilizzando i cittadini in ogni casa, piazza, strada, sede e occasione, vicini d’ombrellone compresi – ma già oggi direi che non ci sono scuse per non impegnarci insieme contro l’arroganza del Renzi premier e segretario Pd. In questo senso, oltre che per la reale e concreta tutela di una carta costituzionale che è patrimonio collettivo da non deturpare per giochi di potere, la scadenza rappresenta uno snodo decisivo. Del resto che il Pd anche in Toscana sia sempre più alla deriva, letteralmente, dopo la débacle delle ultime amministrative è sotto gli occhi di tutti E’ il fallimento di almeno due generazioni di classi dirigenti del Pd. Dinanzi a questo stato di cose, noi invece ci stiamo organizzando e riprendendo il contatto con il territorio attraverso una politica di unità del centro destra che ci ha visto protagonisti dell’alternativa al renzismo in questi ultimi due anni”.

Matteo Bomba e le Coop rosse l’ultimo libro di Rodolfo Ridolfi


Titolo: Matteo Bomba e le Coop rosse
Autore: Rodolfo Ridolfi
Collana: Girasole Documenti
Formato: cm. 20×13
Pagine: 264
Destinatari: Appassionati dell’attualità politica e studiosi del movimento cooperativo
Prezzo: € 15,00

Rodolfo Ridolfi Commendatore al merito della Repubblica, già esperto per la cooperazione presso il Ministero del Lavoro e Dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato sindaco di Marradi, consigliere comunale di Faenza, Vicepresidente dell’Assemblea regionale dell’Emilia-Romagna.
Ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra cui, con la nostra casa editrice, Regioni cooperative e ragioni delle cooperative in Europa 1997, Magistratura e politica tra conflitto e complicità 1998, “Bel Amì” e Gigino. Il giornalista ed il filosofo, amici marradesi di Dino Campana 2001, La ragione delle libertà 2004. È coautore di Il capitalismo in Rosso indagine sulle cooperative dai valori alle speculazioni 2006 Mondadori. Per i “Manuali di Conversazione Politica”, diretti da Renato Brunetta e Vittorio Feltri (Edizioni Libero-Free) ha scritto Le coop Rosse. E’ del 2011 il suo libro Domenico Vanni ‘sovversivo per la libertà’.

La Coop

dalla lametta da barba… alla bomba atomica

Una lettura per chi avverte il soffocamento di un regime che vuole che i cittadini… facciano la spesa alla coop, facciano il pieno di carburante alla coop, comprino il giornale alla coop, acquistino i farmaci alla coop, si facciano barba e capelli alla coop, si curino i denti alla coop, affidino i loro risparmi alla coop, nella coop sottoscrivano le polizze assicurative Unipol e paghino le bollette, per la costruzione della casa si rivolgano alla cooperativa, mangino alla mensa cooperativa, telefonino con “coop voce”, affidino le pulizie alla coop, si servano delle cooperative di professionisti, prendano i taxi e gli autobus delle cooperative, agli incroci si facciano pulire i vetri dai lavavetri coop, cantino e ballino in cooperativa e utilizzino perfino i servizi funebri coop… (r.r.)

Agusani e Zingaretti commentano il nuovo libro di Ridolfi
“Matteo Bomba e le Coop rosse” alla Feltrinelli

Domenica 25 settembre 2016 alle ore 11.00 alla Libreria Feltrinelli di Ravenna in via Diaz 14, avrà luogo la presentazione dell’ultimo libro del Dottor Rodolfo Ridolfi Matteo Bomba e le Coop Rosse.

Sarà presente l’Autore, con il quale svilupperà un contraddittorio il Dottor Carlo Zingaretti. Il ruolo di moderatore sarà affidato al Professor Nello Agusani.

È gradito il dibattito.

EDIZIONI DEL GIRASOLE S.R.L.
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Meglio la COOP o il LIDL?

Lite alla Feltrinelli tra Ridolfi e Zingaretti su “Matteo Bomba e lo Coop rosse”

Si è svolta domenica alla Feltrinelli di Ravenna la prima presentazione dell’ultimo libro di Rodolfo Ridolfi Matteo Bomba e le Coop rosse per le Edizioni del Girasole. Nella foto l’Autore, il Moderatore Nello Agusani e il Contraddittore Carlo Zingaretti che, avendo letto il libro tre volte, dà subito del Tu all’Autore per poi concludere dandogli del Lei dopo continui battibecchi e alzandosi dal tavolo della presidenza prima della fine dell’incontro, non senza accusare di risentimenti personali Ridolfi che, a sua volta, gli consiglia di studiarsi la storia del movimento cooperativo. Si sono scontrate due scuole di pensiero: per Zingaretti il movimento cooperativo rimane un bene prezioso e un elemento di stabilità al di là di innegabili errori e misfatti; Ridolfi, che pure conosce ed ama il movimento cooperativo, soffre per la perdita di quegli antichi valori di mutualità sociale che oggi vede calpestati dal movimento cooperativo stesso. E così, mentre il Contraddittore difende a spada tratta la persona dell’amico Presidente della CMC, l’Autore del libro non ha dubbi che oggi persino il LIDL è molto meglio della COOP almeno nel rapporto qualità-prezzo dei prodotti offerti. Numerosi gli interventi del pubblico, come quello del Consigliere Provinciale Oriano Casadio sulla banca cooperativa Etruria, mentre le commesse della libreria vengono a controllare che la discussione non degeneri oltre i toni alti che le hanno attirate in sala. Ma, niente paura! C’è l’ottimo Moderatore Agusani che al momento opportuno taglia corto ed evita la rissa.
Escono intanto sul libro numerose recensioni come quelle di giornalisti scrittori del calibro di Davide Brullo e Rino Camilleri, i quali sottolineano come Ridolfi (già dirigente coop e quindi con cognizioni di causa dall’interno, già esperto per la cooperazione al Ministero del Lavoro, già pubblicista sul tema con Panorama e Mondadori) non sia un polemista qualsiasi. “E che dire dell’accoglienza al migrante? – scrive Camilleri – Più di 1.800.000 euro al giorno: tanto, nel 2013, ha speso l’Italia per garantire l’accoglienza. E’ una torta luculliana che in Italia si spartiscono ormai da dieci anni veri e propri ‘colossi’ (tra cui la Coop) del business dell’accoglienza. L’autore non si limita solo alla filippica, ma snocciola nomi e cifre e date, con tanto di note e citazioni. E io pago (copyright Totò). Trattenere gli ospiti molto più a lungo del previsto è uno dei ‘trucchi’ utilizzati dai gestori di molti Cara (centri assistenza profughi). Tanto, c’è Pantalone (copyright Goldoni). E fosse solo quello. Il giornalista Bruno Vespa ha recentemente dichiarato quante telefonate pressorie ricevette per non mandare in onda la puntata di Porta a Porta sul caso Forteto. Se volete saperne di più, leggete Ridolfi. Un capitolo del libro si intitola Il cappellano delle coop rosse. Se volete sapere chi è, leggete il libro (dopo esservi muniti di pasticche per il mal di fegato)”.

XVIII^ Convention di Azzurri ’94 a Igea Marina (Rimini)


Si è svolta a Igea Marina la XVIII^ Convention di Azzurri ’94 convocata per esaminare la situazione politica delineatasi a seguito della storica vittoria referendaria del NO, e della bocciatura della legge elettorale voluta da Renzi dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale. Gli Azzurri hanno delineato le iniziative politiche da intraprendere nel 2017. A fare gli onori di casa F.Giorgetti Presidente del Consiglio Comunale di Bellaria-Igea Marina R.Maggioli V.Sindaco e Adele Ceccarelli Capogruppo in Consiglio Comunale. I lavori sono stati aperti da Renato Brunetta che in collegamento telefonico ha detto fra l’altro: “Renzi prende gol e scappa bucando pallone “Renzi, per oltre mille giorni, ha sempre detto: ‘al voto nel 2018′. Adesso, dopo aver perso in modo rovinoso, 60 a 40, il referendum costituzionale, dice che si deve andare a votare subito, di corsa, a giugno. L’ex premier si comporta in modo irresponsabile, come un bambino che dopo aver preso un gol scappa con il pallone, lo buca, e dice ‘adesso io non gioco piu”. L’Italia non ha bisogno di correre in modo confuso verso le elezioni anticipate, ha bisogno, invece, di un Parlamento che le dia nel piu’ breve tempo possibile un sistema di voto omogeneo tra Camera e Senato, per poi ridare la parola, con tranquillita’ e senza fregola, al popolo sovrano”.” Per quanto riguarda il centrodestra, lavoriamo come sempre all’unità , tanto nei territori quanto in vista di un’alleanza a livello nazionale. Salvini e Meloni sono amici, domani saremo con loro in piazza a Roma, e al momento giusto si troverà la giusta ed equilibrata sintesi. L’obiettivo deve essere quello di un centrodestra unito di governo per vincere e per governare il Paese. Questa la nostra stella polare, il resto lo lasciamo alle perverse fantasie dei retroscenisti e dei giornaloni”, ha concluso Brunetta. Numerosi gli interventi fra i quali quello del coordinatore Provinciale di Forza Italia di Pesaro S.Bettini, di Oriano Casadio Consigliere Provinciale di Ravenna, di Marco Mattarelli consigliere comunale di Cento e di Rodolfo Ridolfi Presidente di Azzurri ’94 che ha sottolineato come pur nelle difficoltà la sua Organizzazione fin dal 2012abbia perseguito sempre con forza e determinazione l’unita’ del centrodestra. “L’unita’ che c’è stata in merito al referendum costituzionale” e come sia necessario impegnarsi affinchè gli elettori si ritrovino su programmi e principi condivisi da un centro destra unito capace di tornare a governare l’Italia con una classe politica adeguata, affidabile ed autorevole.

Sesto Fiorentino presentazione del Libro Matteo Bomba

Convention di Brisighella

A Bellaria per il NO A RENZI

Monti ancora bocciato: “Nomine incostituzionali” La Consulta fa a pezzi la legge sullo spoil system di Monti e da ragione a Ridolfi

La Consulta fa a pezzi la legge sullo spoil system di Monti
Stefano Zurlo – Mer, 25/01/2017 – 08:40

Lo spoil system è incostituzionale. O meglio lo è nelle forme tranchant stabilite dal governo Monti nel 2012.

Nel luglio di quell’anno il premier aveva varato un decreto che mandava a casa con effetto immediato una sfilza di dirigenti di prima e seconda fascia. La politica della spending review veniva applicata senza tanti complimenti nel tentativo di far risparmiare lo Stato. Ma ora la Consulta fa tabula rasa di quel provvedimento: a dichiarare guerra a Monti era stato a suo tempo solo Rodolfo Ridolfi, al lavoro per anni al ministero della Funzione pubblica con Renato Brunetta. Solo lui, assistito dall’avvocato Liborio Cataliotti, si era opposto al diktat. Cataliotti aveva sollevato un’eccezione di incostituzionalità al tribunale di Roma. I giudici l’avevano girata alla Consulta che ora fa a pezzi il provvedimento, perché «incide negativamente sul buon andamento dell’amministrazione e lede in modo irragionevole la tutela dell’affidamento che i lavoratori interessati riponevano sulla naturale durata dell’incarico».

Matteo Bomba presentato a Firenze