BERSANI LAVORA COME SEMPRE PER LE COOP ROSSE

Rodolfo Ridolfi
Suggerisco a chi vuol conoscere il vero programma economico di Bersani di rileggere il mio libro “Le cooperative rosse Il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra”. In quel libro, analizzo l’intreccio di interessi esistenti fra la sinistra, le cooperative rosse, le istituzioni governative (il riferimento temporale è al Governo Prodi ma si riprodurrebbe con Bersani) e le Amministrazioni locali; intreccio che costituisce un palese conflitto di interessi, incompatibile con una sana e libera economia di mercato. Le Cooperative rosse, sono divenute delle vere e proprie aziende capitalistiche che finanziano e procurano voti alla sinistra, in cambio di una legislazione privilegiata in campo fiscale e di un’assegnazione preferenziale degli appalti pubblici: una sorta di “economia di scambio” a danno delle aziende non cooperative. Una sorta di “porta girevole” che consente un interscambio di classe dirigente fra il Pd, le cooperative rosse, la Cgil, le Amministrazioni locali e viceversa. Spesso le Amministrazioni comunali, provinciali, regionali erogano finanziamenti pubblici a sostegno della cooperazione; finanziamenti che non avrebbero, alcuna giustificazione in una normale economia. I media ignorano il colossale conflitto che esiste fra le cooperative rosse e il Pd di Bersani. Si è così così creata un’area economica privilegiata, all’ombra della sinistra, al cui centro si pone il partito-azienda, ossia il Pd, in origine Pci. Il legame tra le Cooperative rosse e la sinistra ha dato vita ad un impero politico-finanziario-aziendale non indifferente. L’esempio più eclatante del conflitto di interessi fra Governo di sinistra e cooperative rosse si è reso manifesto in occasione del Decreto Bersani sulle liberalizzazioni; Decreto che ha rappresentato l’ennesima dimostrazione di come la sinistra avvantaggi la grande distribuzione, in quanto, in gran parte, legata alle cooperative rosse, a discapito della rete distributiva minore e dei piccoli e medi commercianti. Soprattutto nelle Regioni Rosse chi non è del giro della sinistra è escluso, emarginato e senza possibilità di sviluppo, in un sistema non libero, ma chiuso.
False liberalizzazioni sono state quelle di Bersani, in quanto la scelta di consentire la vendita di farmaci, di giornali nei supermercati e di consentire l’apertura di distributori di benzina Coop e Conad è stata concepita, prima di tutto, come un regalo alla cooperazione rossa. Un ulteriore esempio di conflitto di interessi il caso Hera Spa, la super Municipalizzata di Bologna e dell’Emilia Romagna, nel cui consiglio di amministrazione siedono rappresentanti delle cooperative rosse; Municipalizzata che il Governo Prodi inserì, accanto all’Eni, nell’ accordo quindicennale con l’Algeria, per l’importazione di gas. Il tribunale di Milano ha stabilito il 9 agosto del 2012 che non è reato dire che le coop sono uno “strumento del capitalismo rosso”, “..un esempio da manuale di collateralismo tra politica e affari” Il giudice di Milano ci ha infatti assolto dall’accusa di diffamazione con una richiesta di danni per 550 mila euro intentata nei nostri confronti da Hera, azienda multiservizi legata da sempre alle coop emiliane e al Pd, Pds, Ds, Pci per il volumetto intitolato “Il capitalismo rosso Indagine sulle Coop”, allegato nel 2006 al settimanale Panorama. Hera è stata condannata a pagare le spese di lite e i compensi dei nostri legali per un totale di 21 mila euro. Una vera disfatta giudiziaria. Una conferma di come le coop siano uno strumento al servizio degli ex comunisti. “Il sistema Legacoop è un caso gigantesco di conflitto di interessi che vede in un ruolo chiave il maggior partito politico della sinistra”. Parole ritenute fondate dal giudice, che nella sentenza ha osservato: “La visura camerale avalla l’affermata componente politica di Hera” (dove i consiglieri d’amministrazione con tessera Pd e conseguente carriera politica sono la quasi totalità). Giudizi chiari e di esemplare condanna, da ricordare a Bersani quando, come ha fatto più volte, cercherà di presentarsi nuovamente come liberalizzatore dell’economia.

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